Al Cinema


Vicky Cristina Barcelona


di Woody Allen, USA, Spagna, 2008

“Amore non è godimento di corpi, Amore è molto di più. Occupando “il posto intermedio tra l’uno e l’altro estremo”, Amore si fa interprete tra la ragione che l’uomo ha costruito e la follia che ancora lo abita. Non quindi un rapporto tra uomini come si è soliti credere, ma tra la parte razionale dell’uomo e la sua parte folle o divina ”.
Così Galimberti riprendendo Socrate. E su questa citazione sembrano riflettere Vicky e Cristina alla fine della loro vacanza a Barcellona, in questo piacevolissimo film nel quale W. Allen affronta il tema dell’Amore, con più leggerezza di quanto abbia fatto in passato. Sulla inafferrabile natura dell’Eros, lo stesso Allen, così come l’infinita letteratura sull’argomento, ha più volte indagato sulla complessità di un sentimento il cui intreccio sfugge a chiunque ne sia artefice e interprete, travolgendone le certezze, scompigliandone i piani, fino alla dannazione estrema, come quella che si consuma nella grigia atmosfera londinese del suo recente Mach Point. Certo la luminosa e creativa Barcellona offre già infiniti stimoli alla immaginazione amorosa, che più facilmente può svincolarsi dai suoi progetti per offrirsi al rapimento dei sensi, alle insensatezze dei desideri, come nel caso delle due protagoniste e delle loro opposte visioni.
Ma, come ancora continua Galimberti in “Le cose dell’amore”, Amore non è qualcosa di cui l’Io dispone, ma semmai è qualcosa che dispone dell’Io e pertanto è impossibile scegliere tra la passione e la stabilità, tra l’ossessione che si subisce e un destino che si sceglie. Una risposta sembra suggerire la coppia in crisi di un matrimonio difficile, perverso e creativo insieme, ma capace di aderire alle singolari quanto eccessive pretese di Eros, alle sue smanie e alle sue rivolte, concedendo alla follia lo spazio di esprimersi e di trasformarsi in linguaggio artistico, resistendo alle mille provocazioni che quotidianamente la realtà fornisce. Una splendida Penelope Cruz, sanguigna passionale isterica, continua a scegliere la sua irrazionale malattia, mettendo insieme caos e ordine, consentendo all’amore di dispiegare la sua logica interna, che non conosce altra ragione che non sia la spontaneità del sentimento e la sua sincerità.

Segnalato da Lilia Di Rosa