Al Cinema


The reader


di Stephen Deldray, USA, Germania, 2008

Il corpo di una giovane donna, caldo e avvenente, che improvvisamente entra nella vita di un adolescente avvolgendolo della sua presenza e iniziandolo alla gioia dei sensi, conduce in un viaggio imprevedibile che durerà tutta la vita. Negli anni 50, nella Berlino del dopoguerra, l’incontro genera una doppia iniziazione: alla sessualità e alla cultura. Entrambe oggetto di “segretezza”, di pudore, fino alla vergogna. È qui che la vita della giovane donna vira inaspettatamente verso il più raccapricciante dei destini in quanto la vergogna del proprio analfabetismo la porterà al “lavoro” nei campi nazisti piuttosto che accettare una promozione che renderebbe visibile quella incapacità e che il giovane studente ha involontariamente “toccato” con le letture dei classici, della letteratura, della poesia. Lo scambio nel letto dell’amore, tra le volute imprevedibili dell’Eros, non può che essere fatale per entrambi. Così, quando lei scompare lasciando nella vita del giovane la più lancinante delle mancanze (amore come penìa), lei potrà trovare nel lavoro che ha scelto la soluzione a quella sua vergogna, diventando complice e testimone del più malefico dei regimi nel cui ingranaggio viene spinta da una colpa personale inammissibile.
Quando i due si riincontreranno sarà in un’aula di tribunale: lui giovane avvocato, lei indagata per i crimini dell’olocausto. Il film gioca sulla doppia vergogna della dimensione privata e quella collettiva, sul silenzio necessario ad entrambi i protagonisti per non svelare il proprio segreto fino all’accettazione di una condanna che riscatterà entrambi.
Il regista gioca sulla incomparabilità tra colpa soggettiva e colpa oggettiva, sulla distanza tra la coscienza etica universale e la coscienza dell’individuo che vive il suo “essere nel mondo” alla luce della sua soggettività, delle sue ossessioni, della sua malattia: pertanto anche la Giustizia percorre strade a volte enormemente lontane da ciò che si dibatte davanti alla legge.
Sarà la Parola, con il suo incanto, con il suo potere lenitivo, che contribuirà a questo cammino di redenzione: e poiché nell’animo umano il bisogno di riscatto sta in diretto rapporto con l’esigenza di punirsi, Hannah pagherà con la vita il prezzo della sua conquista.

Segnalato da Lilia Di Rosa