Al Cinema


The Dreamers


di Bernardo Bertolucci, 2003

The Dreamers: la locandina del film

E’ da chiedersi cosa si pensa oggi del mitico ’68, di quel movimento che da allora ha certamente segnato il DNA delle generazioni successive, quale racconto ha fatto più presa nell’immaginario collettivo odierno, se il film di Bertolucci ha lasciato piuttosto perplessi, soprattutto i giovani che in quelle scene non hanno saputo leggere il senso fondamentalmente eversivo della sua rappresentazione. Eversione non è sinonimo di rivoluzione, pur avendo i due termini indubbi punti di contatto. Entrambi infatti si riferiscono al preciso significato del “*capovolgere un ordine*” , l’idea di sollecitare un sostanziale cambiamento nella visione collettiva, sociale, politica viva fino ad un certo momento.
Se in termini politici ciò rimanda al potere e alle sue espressioni, in termini sociali e culturali esso rimanda alla messa in discussione di ogni principio, di ogni indiscussa certezza, di ogni legge fino a un certo punto ritenuta degna di rispetto.
In questo caso eversione è molto di più del semplice capovolgimento di un assetto di governo. E’ un attacco alla struttura, uno scuotimento alle sue fondamenta. Ed assegnare alla sessualità il compito di distruggere l’assetto normativo, i principi morali e religiosi sui quali fino a un certo tempo si è retta la famiglia borghese, l’impari distribuzione del potere tra maschio e femmina, è operazione eversiva delle più estreme se si pensa che la sessualità regge non solo l’ordine biologico, ma l’ordine di genere, fino all’Ordine spirituale che assegna a un Dio la creazione. In tal senso Bertolucci capovolge le attese degli spettatori, rivoluziona l’immaginazione nutrita dalle interpretazioni politico filosofiche che di quegli anni hanno considerato principalmente le lotte di classe, dimenticando che la vera rivoluzione sta nell’intimo delle coscienze, nei rapporti tra idee e sentimenti, tra Eros e Logos, tra Ordine e Caos.
Per rappresentare questo aspetto, Bertolucci non poteva che rivolgersi alla bellezza dei corpi giovanili che, proprio attraverso i desideri del corpo in trasformazione e delle sue contraddizioni, trasformano principi e norme , introducendo l’energia erotica come essenziale strumento di destabilizzazione all’interno di sé stessi e dei propri rapporti affettivi, unico sistema per rompere la dipendenza e liberare quel potenziale trasgressivo capace di creare un nuovo ordine.
Questo il ‘68 di Bertolucci: un sessantotto che al di là del fallimento della sua visione utopica, ha certamente segnato un radicale mutamento della coscienza sociale e collettiva di cui le generazioni successive, consapevoli o no, sono i suoi frutti. Il film è un ode alla Bellezza, al Desiderio, alla potenza trasformativa celata in essi: se fuori si sventolano le bandiere della libertà, dentro si celebra la trasgressione che quella libertà esalta ed esige.

Segnalato da Lilia Di Rosa