Al Cinema


Terraferma


di Emanuele Crialese, Italia Francia, 2011 Terraferma

Le origini siciliane del regista, la forza del mare come archetipo della vita, che dà e che toglie, hanno certamente contribuito alla ripresa di un film la cui intensità si imprime nella mente dello spettatore e che nell’immagine di chiusura toglie il respiro lasciandolo in sospeso tra i flutti di acque sempre più profonde.

La vita è coraggio di andare , di cambiare, di lasciare l’isola materna che protegge dalle insidie di un mondo in movimento, di rompere gli ormeggi delle paure e delle resistenze che solo apparentemente promettono una felicità duratura e inalterabile.
Questo è ciò che sarà capace di fare Filippo : il giovane protagonista che dalla sua isola cerca di tenere lontano tutto ciò che ne minaccia la serenità e la bellezza, ma che l’esperienza della realtà aggredisce con mille braccia tese a chiedere salvezza dalla fame, dalla miseria, dalla disperazione. E’ così che questo giovane “imbranato”, insieme alla sua famiglia, si trova costretto a sfidare la legge degli uomini per rispettare la legge di Dio che mai può consentire di lasciare in mare chi sta annegando.

La storia iniziatica di Filippo, la sua trasformazione in Uomo, passa dalla necessità individuale e collettiva di superare le chiusure e gli egocentrismi culturali che nelle situazioni di frontiera si caricano di violenza e di contraddizioni: turismo e immigrazione devono confrontarsi per trovare una risposta alla sopravvivenza che rende i popoli uguali malgrado il mare che li separa, malgrado il diverso colore della pelle. Ma il nero come la notte, come l’inchiostro, come l’invisibile, distrugge la luminosità di quanto la rimozione collettiva vorrebbe lasciare inalterato.

Il regista riesce a trattare il rapporto con l’Ombra nei due aspetti sociale e individuale intersecandoli tra loro in modo perfetto, dando al dialogo tra donna e madre, giovane e vecchio, turismo ei immigrazione i caratteri della dialettica psicologica che sempre sostanzia lo “spostamento” da una dimensione all’altra, da una terra all’altra.

La terra ferma è un miraggio, un luogo dove l’anima può solo transitare per divenire continuamente Altro da ciò che era.

Tra vacanzieri e clandestini, il mare azzurro del giorno, nero come la pece quello della notte, invade lo schermo della coscienza, la inquieta, la trasforma.

Lilia Di Rosa