Al Cinema


Soul Kitchen


di Faith Akin, Germania, 2009 Soul Kitchen

Soul Kitchen, dov’è l’anima in questa cucina?
Zinos il protagonista, proprietario di uno squallido ma amato locale in un postaccio alla periferia di Amburgo, sopravvive con la sua cucina unta e senza fantasia a base di surgelati dallo stesso sapore, fritti nello stesso olio.
Certo, ha una sua clientela di aficionados che – come tutti gli aficionados d’ogni campo – non cambierebbe mai e per niente al mondo una sola virgola del proprio sapore al quale è abituata e dal quale è tranquillizzata.

Così si tira avanti, senza gloria, seguendo la corrente ordinaria, accettando tutto senza sforzo, ma anche senza alcuna voglia di migliorare. Un fratello in libertà vigilata per furto, uno staff di ragazzi volenterosi ma inconcludenti, una fidanzata ricca inquieta e insoddisfatta, un vecchio inquilino opportunista.

Tutto scorre… e tutto Zinos si fa scorrere addosso senza muovere un dito, non senza una certa leggerezza e allegria, seguendo la sua natura di giovane uomo fondamentalmente buono.

Ma a un certo punto, la caduta. Che vuol dire crescere, dice Hillman.

Tutto sembra precipitare.
Da un colpo della strega in poi (mentre sta spostando la lavastoviglie, Zinos non può più muoversi né cucinare) tutto comincia a cambiare e il Destino si mette all’opera: incontri significativi – lo Chef degno di questo nome, il vecchio compagno di scuola malvagio, la bella fisioterapista, il fratellone e la cameriera, la magnifica rock band che prova nel locale; eventi contrari che portano alla chiusura del locale, il tradimento della fidanzata… Tutto quello che potrebbe a prima vista sembrare un completo disastro, in realtà pone Zinos finalmente di fronte alla scelta di ciò cui tiene profondamente, di ciò per cui vale veramente la pena, finalmente, di lottare: la sua Soul Kitchen.
Non è forse proprio così che agisce Anima? Eccola dov’è – e in questo film aleggia in maniera leggera e divertente.

E dov’è l’anima del regista turco-tedesco Faith Akin in questo film?
Più che in ogni altra parte, nell’azzeccatissimo accostamento delle scene ai brani musicali che compongono la colonna sonora (bellissima).

Stupenda la grafica dei titoli di coda, art director: Seth Turner.

Gianna Tarantino