Al Cinema


Shutter Island


di Martin Scorsese, USA, 2010 Shutter Island

Per 138 minuti, un intenso Leonardo Di Caprio ci conduce nel lento, terribile, inquietante processo di elaborazione della realtà intollerabile di cui è protagonista e dalla quale ha in ogni modo tentato di difendersi, costruendo un delirio perfetto per proteggersi dagli incubi che ossessionano le sue notti e dalle visioni che lo tormentano.

Tra i meccanismi di difesa che ci consentono di trovare un minimo di equilibrio, la negazione di ciò che è inaccettabile per la coscienza, è forse il meccanismo più fragile e complesso in quanto continuamente passibile di essere stravolto e ribaltato dall’orrore della verità.

Tra delirio e realtà, il passaggio alla verità costituisce il salto più temibile, il precipizio più pericoloso per la propria incolumità. Del resto, come la psicoanalisi ha mostrato, la follia ha una sua logica e una sua finalità: l’unica talora possibile per non sprofondare del tutto, per non frantumarsi come cenere.

Il film, ambientato negli anni 50, è anche una critica alla pratica psichiatrica e ai suoi metodi, ma anche la sua celebrazione essendo questa disciplina quella che più di ogni altra cerca di addentrarsi nel labirinto della mente, tentando di svelarne il tortuoso cammino verso il riconoscimento delle responsabilità individuali e la forza di reggerne le conseguenze.
Ma, ugualmente, il dubbio su ciò che veramente accade tra le mura inaccessibili della segregazione estrema, mentale come manicomiale, rimane irrisolto: quanto “la cura” si spinga verso la sperimentazione, compiendo quel breve passo tra il rispetto dell’essere umano, troppo umano, e la riduzione a rango di bestie che, come è noto, è frequentemente accaduto nelle istituzioni manicomiali; o quanto sia invece arte maieutica per giungere all’Uomo superiore.

“Cos’è peggio? Vivere da mostro, o morire da uomo per bene?”

Scorsese “gioca” con l’ambiguità della psiche e dei suoi terapeuti, ne illumina le Ombre con le livide luci di questo noir psicologico, i cui sogni minano il fragile equilibrio di Teddy Daniel, agente FBI, sbarcato nella fortezza di un manicomio penitenziario alla ricerca di una paziente evasa misteriosamente e dove, fin dall’inizio, viene privato dell’unica arma conosciuta per difendersi dalla violenza dei suoi fantasmi che, d’ora in poi, non potrà più uccidere.

Lilia Di Rosa