Al Cinema


Shortbus


di J. Cameron Mitchell, 2006

Shortbus

Dietro l’apparente tripudio dei corpi, che si affannano l’un l’altro alla ricerca del godimento, il film è una storia di disperato malessere diffuso tra i protagonisti, con uno zoom particolare su quell’unica protagonista che ammette sinceramente di non avere mai potuto godere di quell’illusoria felicità insita nell’orgasmo. Ironia della sorte poi, essa è una terapista del sesso, che nel definirsi consulente di coppia, prova almeno ad ammortizzare la beffarda situazione in cui si trova.
Con una fotografia densa e colorata di almodovariana memoria, non lontano da una certa tendenza artistica che trova nell’estremizzazione del sesso, della corporeità e della perversione un nuovo linguaggio estetico, questo film, che certamente disgusterà molti per il suo sguardo crudo sulla nudità e sull’ossessività dei comportamenti sessuali, sa penetrare in quella confusa ed esasperata ricerca che ogni individuo spesso consuma tra sesso e amore, ad ogni età e in ogni genere, amplificata dall’occhio di una onnipresente cinepresa che ne amplifica gli stravolgimenti interiori e ne segue i suoi tormentati movimenti.
Un film fuori dai soliti schemi, interessante, che attiva riflessione.

Segnalato da Lilia Di Rosa