Al Cinema


Segreti di famiglia


di Francis Ford Coppola, USA, 2009

Drammatico, Titolo originale: “Tetro”
Seppur la trama non sia singolare, la modalità ricostruttiva con cui si snoda Segreti di famiglia è distintiva del maestro.
La scelta di raccontare il presente in un evocativo bianco e nero e il passato a colori, pare sottolineare l’incombente presenza di un passato che, per quanto si fatichi di allontanare, torna.
La pellicola racconta infatti la pesantezza di taluni legami familiari attraverso una dinamica in cui si rincorrono l’esigenza della fuga e il bisogno di ricucire e di conoscere, che paiono solo a prima vista due soluzioni diverse.
Il diciottenne Benne (che ricorda molto Leonardo Di Caprio) si reca in un quartiere di Buenos Aires per ritrovare l’amato fratello maggiore Angelo – Tetro, scomparso da più di dieci anni da New York. Fra i due fa da mediatrice la splendida Miranda, discreta compagna di Tetro, che favorisce inconsapevolmente una ricomposizione familiare.
Se il finale previsto dalla sceneggiatura, firmata dallo stesso Coppola, mette in scena lo svelamento di una verità presumibile e forse perfino in modo caricaturale, sottolinea però l’esito di un dramma esistenziale.
La ricerca ostinata di avvicinare un modello-mito accomuna i due fratelli Tetrocini, ma con conseguenze diverse.

Nel malinconico poeta Tetro, vittima del senso di colpa per aver causato la morte della madre, questa ricerca identificatoria obbliga alla fuga dalla figura paterna castrante e inavvicinabile. Lo spettatore assiste così allo sviluppo del significato della scelta di Tetro di interrompere i rapporti con la famiglia d’origine, che apre il film e trova un suo primo e possibile chiarimento nella scena in cui Il Grande Uomo (come lo definisce il protagonista stesso) informa il giovane figlio che “c’è spazio per un solo genio in questa famiglia”. Accompagnata da un gesto d’affetto questa frase sembra quasi sentenza che compendia la sofferenza dell’impossibilità di separarsi e individuarsi.
Solo la morte reale del proprio padre potrà permettere a Tetro di confessare e vivere la propria paternità.
Nell’ingenuo cuoco–marinaio Benne, questa ricerca di avvicinare e ritrovare un modello diviene autentica spinta, coraggio di violare e toccare con mano il segreto e l’intoccabile.

Notevole la fotografia, diretta da Mihai Malaimare, bravi gli attori.

Tiziana Carciotto