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Report di Antonella Russo su Spazio del Sacro/Spazio della cura, Catania 29 Marzo 2014


Segnaliamo con orgoglio che il Cipa Meridionale ha organizzato un interessante evento sabato 29 marzo alle 16. Come semi spaiati dalla mano sapiente del Maestro ci siamo ritrovati quindi in formazione sparsa all’interno delle antiche Terme della Rotonda a discutere di spazio sacro in terapia.
La suggestione del luogo ha contribuito non poco a rendere carichi di pathos gli interventi dei relatori che sono corsi tutti lungo il raccordo vincolante tra luogo di senso e senso del luogo, un binomio questo inscindibile nell’approccio analitico.
Hanno introdotto e moderato gli interventi i dott. Ancona e La Rosa profondi conoscitori dell’approccio junghiano, oggi formatori di coloro che aspirano a diventare psicologi analisti nell’Italia meridionale.
Aver iniziato il pomeriggio con le dotte argomentazioni dell’archeologa Dott.sa Branciforti, sullo sviluppo del sito archeologico che ci accoglieva è stato un bel preludio all’intervento del dott. Mondo sull’influenza che i luoghi esercitano sulla psiche umana. L’ambiente è il luogo in cui ci muoviamo, e da sempre è oggetto di attenzione in quanto in grado di definire lo spazio, il senso, la cultura di chi lo abita. Per tanto tempo gli analisti hanno dato apparentemente poco rilievo all’ambiente fisico in cui la terapia veniva effettuata poiché essendo l’analisi “introspettiva” la si pensava anche “introversiva”.
Oggi continuiamo a concordare sull’introspezione, ma fedeli all’approccio complesso di Jung, sappiamo che se non altro a livello inconscio è estroversivo, il corrispettivo psichico introversivo, quindi ampiamente condizionato dall’ambiente.
Hillman, ha ripreso e radicalizzato questo topos junghiano, parlando di anestesia dei luoghi e di corrispondente malessere psichico. Mondo riprende e attualizza la necessità di spazi curativi come corrispondenti agli spazi di cura psichici; reciprocamente influenzabili e in grado di dire gli uni degli altri.
Il senso del bello, è dato da un’armonia di rapporti, che non può essere più elusa dal momento che il processo di cura si è instaurato.
Si guarisce quindi nella psiche, nel cuore e nella forma, che cambia siccome il resto.
L’esigenza di ricerca del bello è anelito di ricerca di salute ed equilibrio e termine di paragone, sottolinea Mondo, del processo di guarigione psichica.
Il dott. Widmann ha parlato ampiamente dell’archetipo del guaritore e della più fulgida delle sue espressioni nell’antichità della cultura greco-romana: Asclepio . In molti luoghi greci sorgevano santuari dedicati a questa divinità guaritrice, ma Epidauro finì per primeggiare su tutte le altre. Ad Atene il culto di Asclepio arrivò come culto privato e nel 417 a.C. venne incluso nei Misteri Eleusini. Da Atene il culto si diffuse nelle isole Egee, a Rodi e in Asia Minore. I Romani in seguito lo assimilarono ad Esculapio (Aesculapius) che mantenne le stesse caratteristiche. A Roma divenne famosa la tradizione secondo la quale, a causa della peste, si doveva trovare un rimedio; allora ci si rivolse ad Epidauro, chiedendo ai sacerdoti di poter dare uno dei loro serpenti sacri o un simulacro del dio, che avrebbero operato la guarigione. Una nave partì quindi da Epidauro per portare a Roma il prezioso rettile ma quando si fu nei pressi dell’Isola Tiberina, il serpente scese dalla nave e si rifugiò sull’isola. Ritenendolo un segno, ad essa venne conferita una forma di nave e vi si eresse un santuario dedicato ad Esculapio, composto da templi e una casa di cura. Secondo altre versioni, Asclepio era un uomo mortale, che per i suoi meriti si era guadagnato la fama di un dio. Egli si sarebbe sposato avendo quattro figlie femmine: Igea, la salute; Panacea, che guariva ogni male, Iaso, causa delle malattie ed Egle, madre delle Grazie, inoltre due figli maschi: Macaone, che combatté a Troia e Podalirio, medico. Da questi due sarebbero nate due stirpi di medici, gli Asclepiadi, dai poteri taumaturgici tramandati di padre in figlio. Uno di essi (discendente di Podalirio) è il famoso Ippocrate.
La sacralità del luogo che ci ospitava è servita da mirabile cornice al dotto intervento della dott.ssa Di Stefano , che ha puntato a valorizzare il ruolo della sacralità del femminile nelle antiche religioni politeiste.
Il senso dell’Alma mater, che tutto feconda rendendo pregni di significato apotropaico riti e luoghi,ci è stato da lei chiarito con ricchezza di aneddoti archeologici e storici, dando particolare risalto alla potenza taumaturgica del femminile. L’idea della trasformazione e della rinascita come possibilità di cura della psiche è presente già in epoca preistorica e quindi antecedente alle religioni monoteiste “maschie”, e figlie del grande archetipo della “magna mater”.
Il Dott. Testa , si è soffermato sulla potenza evocativa delle immagini nell’arte e nell’”ars psichica”.
Il parallelo non è scontato e riuscire ad approcciare l’immagine onirica siccome un’opera d’arte della nostra psiche è una chiave di lettura rispettosa della complessità del psiche del paziente e del pathos che esprime.
La chiave di volta dell’analisi, l’interpretazione dei sogni, nell’ottica immaginale, prevede un ascolto attento e non interventista sulle immagini oniriche che mantengono la loro forza immaginale e curativa di questa importante funzione psichica solo se le si approccia astenendosi da una loro spiccia interpretazione.
In ultimo ci piace riportare il piacevole interludio musicale offertoci dal maestro Luca Recupero , che con l’ausilio degli antichi strumenti della tradizione popolare (marranzano e didgeridoo) ha sollecitato le corde più profonde della nostra appartenenza alla tradizione di una cultura rispettosa degli armonici naturali che affonda il suo senso nell’era preistorica, e che ancora oggi riesce a smuovere le ancestrali emozioni di noi figli della barbara digitalizzazione del suono.
Grazie a tutti.

Antonella Russo