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Pier Giardini


La galleria


La recensione

di Lilia Di Rosa

Pierangelo Giardini è nato a Varese il 27 Settembre del 67, sotto il segno della Bilancia. Di origini materne pugliesi, conserva nella propria espressività il carattere solare e i colori di quella terra, chiaramente rintracciabili nei toni caldi e accesi delle sue opere.

Ci incontriamo per la prima volta a Barcellona, la più mediterranea, spregiudicata e vivace delle città europee e tra noi si stabilisce una immediata simpatia e una istintiva capacità di sintonizzarci in modo molto simile sugli stimoli estetici, sensuali, talora eccessivi forniti dalla città catalana di Gaudì. Guardando il suo Sognando Barcellona, non posso che riavvertire in modo preciso lo speciale fascino che le volute sensuali della Pedrera hanno esercitato su entrambi.
Ricordo perfettamente con quale ammaliato stupore abbiamo visitato insieme il museo di Joan Mirò e come entrambi cogliessimo nell’atmosfera generale la trasgressiva genialità propria dei grandi artisti spagnoli, da Picasso a Salvador Dalì. L’arte quindi, e la pittura in particolare, fu inconsapevolmente a Barcellona il filo conduttore di una conoscenza che avrebbe riaperto in ognuno di noi stanze segrete lasciate forse in penombra e che la mediterraneità di quel luogo avrebbe riacceso e messo in contatto. E, non v’è dubbio – come lui stesso conferma – che l’Impulso creativo ne ricevette una forte spinta, una scossa stimolante che ancora oggi produce i suoi sorprendenti effetti. E’ con vero piacere che qui presento questo artista il cui incontro è senz’altro uno di quei Casi fortunati da lui rappresentati, quasi fossero cellule materiche fermentanti vita, che con il favore del caso possono aggregarsi, creare nuove opportunità, future possibilità.

Ciò che mi colpisce nella pittura di Pierangelo – che ama abbreviarsi in Pier – è la plasticità con la quale tratta la materia colore: ne viene fuori una forma – colore in movimento – un dinamismo che cela travaglio, ricerca, forse il segreto tormento di ogni artista che nella tensione creativa cerca di compiere e di compiersi, per ricominciare ancora una volta: ancora incompiuto infatti è sempre il proprio cammino artistico.

Nelle opere piene di solarità, di azzurro e di oro, ma anche di anfratti, di macchie, di “notturnità” come in Falene, sembra potersi leggere la forza delle emozioni che le sottendono, che nella tela si cerca di fermare solo per continuare a farle vivere, in un impeto di passionalità verso il mondo caotico, disordinato e primitivo delle emozioni, delle memorie, delle nostalgie.
Così, ad esempio, in Baia nel Salento, dove la solarità si spegne nell’anfratto buio della roccia; oppure in Scogliera a Corfù, dove lo sguardo viene presto distolto dalla trasparenza dell’azzurro per concentrarsi e perdersi nel fitto intrigo dei rami…. Ricordi di viaggio, emozioni, ma anche spiritualità, tensione verso ciò che non si può cogliere, che sfugge, che attiva un’altra vista, il Terzo occhio.

Pierangelo Giardini è ancora giovane come artista. E’ un pittore spontaneo e il suo maestro è il pittore varesino Adelio Colombo recentemente scomparso. Dal 2000 ha intensificato il suo lavoro creativo e in breve tempo ha raccolto favorevoli critiche in seguito alle recenti mostre: la prima, Mostra Personale a Sacro monte di Varese nel Luglio 2006 dal titolo Mediterraneo e … altre emozioni.

Seguono:

– Genova, Mostra collettiva Note d’Arte tra poesie di colore (dic 2007)

– Sanremo, Mostra personale (gen 2008)

– Sarà ad Aprile 2008 a Torino in Mostra collettiva nel Concorso Arte Città Amica con il già selezionato Sognando Barcellona.