Al Cinema


Parigi


di Cédric Klapisch, Francia, 2008

Parigi è città dalle molte anime, romantica e contemporanea, elitaria e multirazziale, in continuo divenire come ogni creatura viva che inesorabilmente procede verso la morte. Ed è proprio in questo dialogare con la morte che la vita si delinea e si trasforma, si trasfigura e si valorizza nella sua imprevedibile prevedibilità. Il disordine di questo dialogo, la estrema soggettività di una relazione che solo nella vita si nega o si nutre, prende forma nella Parigi di questo film vista dalla finestra di ogni prospettiva umana con le sue debolezze e le sue paure, inclinazioni e desideri. Un film corale a dispetto di quello che si ritiene il principale protagonista, Pierre, l’unico che ha più vicino e imminente l’incontro con la propria fine, ma anche l’unico a chiudere la scena con il suo sguardo di speranza aperto ancora sulla giovinezza, sull’amore, sulla possibilità. A tratti sconnesso, eccessivo, senza un apparente filo conduttore, il film si definisce benissimo in questa capacità di portare lo spettatore a specchiarsi nel più intimo dei suoi dialoghi, nel desiderio di potere superare i propri limiti, affidando alla leggerezza la propria piccola visione di immortalità.

Segnalato da Lilia Di Rosa