Al Cinema


Nuovomondo


di Emanuele Crialese, 2006

nuovomondo

Emanuele Crialese, al suo terzo lungometraggio (il secondo, Respiro, aveva vinto la settimana della critica a Cannes nel 2002), si produce con Nuovomondo sul tema dell’emigrazione. Tema non facile, per il rischio sempre in agguato di scivolare su toni retorici. Crialese, per fortuna, sceglie la cifra epica e non cede mai a facili sentimentalismi. La storia prende le mosse dalla pietrosa Sicilia dell’entroterra (tutta la prima parte è in dialetto con sottotitoli); siamo all’inizio del XX secolo e un giovane uomo, vedovo e con due figli, decide di emigrare nell’America dove animali e piante sono giganteschi e dove scorrono fiumi di latte e miele: il mito. Salvatore prende la decisione dopo aver chiesto un segno divino: scena impressionante, dove il protagonista (un intenso Vincenzo Amato) e suo figlio scalano la montagna per porre ai piedi della croce un sasso che hanno tenuto in bocca per l’intera arrampicata. Il segno si palesa e la famiglia si imbarca per un’America che per tutto il film fa da magnete all’azione ma che alla fine non si vedrà mai. Emozionante la ripresa dall’alto della scena della partenza: le due masse, quella degli emigranti sul ponte della nave e quella dei parenti sul molo del porto, si divaricano lentamente, a sottolineare un processo di separazione che – da un certo punto di vista – è il tema centrale del film. Separazione dalla terra madre, dalla lingua, dalla madre stessa del protagonista (Aurora Quattrocchi, indimenticabile), che alla fine decide di tornare in Sicilia; di non contaminare con l’onnipresenza dell’archetipo materno l’individuazione del figlio maggiore e della sua famiglia. Deuteragonista della storia è un singolare personaggio femminile (Charlotte Gainsbourg, eterea e al contempo determinata): contraltare culturale, estetico, di genere ma anche complementare alla parabola esistenziale del protagonista. Non si possono passare sotto silenzio le musiche originali di Antonio Castrignanò (ma ben figurano, per contrasto, due emozionanti canzoni di Nina Simone) e, soprattutto, la splendida fotografia di Agnès Godard.

Segnalato da Luigi Turinese