Al Cinema


Non lasciarmi


di Mark Romanek, USA – Gran Bretagna, 2010 Non lasciarmi

“Tuttavia lo scopo principale che giustificava la nostra esistenza
era, naturalmente, quello di proteggerla”
(Kazuo Ishiguro)

Curare il cancro o la sclerosi multipla è un dovere della scienza e un obbligo della medicina. Come farlo, però, è una scelta che riguarda non più solo la scienza, ma l’etica, la filosofia, la psicologia. Nell’epoca in cui il progresso scientifico ha cominciato a considerare l’uomo come un insieme di parti e la vita come un accumulo di giorni, il progresso scientifico potrebbe diventare una mostruosità finalizzata all’edonismo e alla negazione della morte.

Il film, nato dal romanzo omonimo del 2005 di Kazuo Ishiguro, mette in scena le conseguenze estreme cui è possibile andare incontro se la vita di un individuo si riduce a puro ingranaggio meccanico, riserva di pezzi, creato allo scopo di servire al prolungamento della vita altrui.

Nella silenziosa e verdissima campagna inglese, un college apparentemente come tanti, alleva , educa e istruisce esseri clonati, bambini senza passato e senza futuro se non quello di rimanere sani e disponibili fin da una certa età per le necessità che si porranno. Il “possibile” non è un genitore, ma un uomo o una donna che ha deciso di assicurarsi un nuovo fegato o un nuovo cuore pur di aumentare nel modo più sicuro il “quantum” dei giorni a lui assegnati. Nessun legame, nessun rispetto da parte di chi lo genera a puri fini utilitaristici. Come se l’essere che viene al mondo non avesse nessun diritto alla vita, all’amore, alla libertà, ma solo il dovere di servire. Come se non avesse un’ Anima, come un fantoccio senza orizzonte. In questo senso, la scena più toccante è forse quella di Ruth alla sua terza donazione, il completamento del ciclo come viene chiamato, ossia la morte. Un corpo su cui nessuno ha cura di stendere un lenzuolo pietoso, né di ripulire dal sangue, nemmeno di levare via la siringa. Un corpo spazzatura, senza diritto a niente.

Il film, delicatissimo e spietato, segue la vita di questi fanciulli, in particolare di Kathy, Tommy e Ruth la cui amicizia – e l’amore poi – è l’unico sentimento che ne decreta l’umanità con il carico di attese, desideri, speranze, che, pur senza alcuna possibilità di realizzazione, li tiene nonostante tutto entro il confine dell’umano. Ma, aspetto stupefacente, nessuno scappa, nessuno si ribella, nessuno osa attraversare il divieto di entrare a pieno titolo nel mondo. Solo una breve, tremenda illusione li rende capaci di chiedere almeno una proroga per avere il tempo di vivere l’ Amore prima della scadenza.

Un film che, nella sua iperrealistica visionarietà, rende la scienza e il progresso il luogo dei più orrendi misfatti dell’uomo verso sé stesso.

Lilia Di Rosa