Al Cinema


Non è un paese per vecchi


di Ethan e Joel Coen, USA, 2007

“Non è un paese per vecchi” non è il film che sembra ma molto altro: basta riuscire ad entrare nel mondo onirico dei fratelli Coen per carpirne il vero significato che investe lo spettatore man mano che la storia si dipana.
Una caccia all’uomo, un killer psicopatico in uno sfondo di un’America disillusa, un’America dagli spazi enormi, con vite vissute ai margini dell’opulenza del sogno americano, sono gli ingredienti di tante opere della filmografia americana, ma nel capolavoro dei fratelli Coen sono solo lo spunto per esplorare l’animo dell’uomo con le sue paure e le sue violenze amplificate da una società di grandi squilibri sociali.
Di fronte ad una strage di uomini, quello che conta è il denaro che diviene simbolo del degrado sociale, ovvero la chiave che scardina i valori innescando una violenza continua impersonata da un killer psicopatico quasi immortale, un personaggio irreale ed inquietante come solo il nostro profondo inconscio può essere, e che Bardem fa vivere con una forza tale da aver meritato l’oscar che gli è stato attribuito.
Una violenza spesso gratuita che non si ferma di fronte a nulla e forse per questo profondamente etica nella sua ostinata psicopatia.
Dall’altra parte uno sceriffo di “paese” giunto alla fine della sua carriera, che non “caccia” il killer ma lo “incontra” in una stanza che è stata la scena dell’ennesimo delitto, dove entrambi sanno di esserci senza entrare in contatto; non esplode violenza e al contrario lo sceriffo prende la sua decisione di vita, lasciando il lavoro dopo aver fatto “pace” con la sua parte violenta che il ruolo rivestito nella sua vita gli ha imposto.
È un sogno? È la proiezione del suo inconscio? È il racconto di una vita vissuta pericolosamente e violentemente in contrasto con la sua natura di uomo mite? O l’incontro col suo opposto che sfocia nella violenza efferata ma a se stesso negata?
È un film bello e violento che inchioda alla sedia e non lascia il tempo di pensare, ma alla fine resta dentro e diventa lo spunto per riflettere sulla nostra dicotomica natura.

Segnalato da Santo Di Natale