Al Cinema


Non è mai troppo tardi


di Rob Reiner, USA, 2006

Nella relatività del tempo e delle situazioni che viviamo, il valore dell’amicizia sembra essere una sorta di pilastro immanente e resistente rispetto alla mutevolezza dell’essere, ancor più se l’amicizia riesce a completare tutto ciò che in una vita è mancato; mancanza con cui si fa i conti proprio quando il respiro sta per cedere il passo alla nuova ed ineluttabile dimensione umana: la morte. Piuttosto che la scontata revisione di sé dinanzi al countdown il film esalta la possibilità di completarsi nella diversità al fine di odorare e carpire non solo ciò che non è stato, ma anche ciò che non si è fino allora compreso. Non è un caso che siano un meccanico coltissimo ma “fallito” filosofo ed un ricco imprenditore ad incontrarsi. Il film non prende nulla a caso, piuttosto da questo estrapola il senso delle cose e dei valori attraverso gli impedimenti ed il dolore che quasi sempre appare ingiustificato. E non è un caso che la pellicola si apra e si chiuda sull’Himalaya, quasi a voler significare che il senso profondo ed illuminante dell’ esistenza che risulta a tutti incomprensibile, possa e debba essere ricercato al di fuori del caos della materialità. E l’amicizia, considerata uno dei valori spirituali più alti, deve essere riposta nel punto più vicino al cielo…
Sul finire dei propri giorni cercare di recuperare ciò che non è stato possibile portare a termine, diventa un espediente per vagliare la conoscenza di sé e – ancora una volta – scegliere di afferrare la materialità o il sentimento o nel migliore dei casi mettere il primo al servizio del secondo… Il percorso, ma soprattutto l’incontro dei due personaggi (Jack Nicholson e M. Freeman) porta inevitabilmente al cambiamento, anzi sembra quasi che la morte dell’uno dia maggiore tempo ed energia all’altro per riempire l’anima d’Agape. C’è quindi un tempo ed uno spazio per tutti – anche e forse soprattutto nel dolore – per sentire l’appartenenza a quell’universalità che non è fatta solo di affetti e rituali quotidiani, bensì d’immagini, di odori, di alterità che attraverso il suo dipanarsi crea e dona nuovo senso. E se l’anima è piena, finanche la morte può essere accolta con una grande risata. E ridere si sa, consente di sedere un po’ più vicino a Dio.

Segnalato da Giusi Polizzi