Al Cinema


Nella valle di Elah


di Paul Haggis, USA, 2007

E infine, solo una bandiera rovesciata grida il dolore della perdita, della mutilazione , della ferita insanabile , della assurdità di ogni guerra, della sua inutilità, della stupidità dei valori che la sostengono.
Seguendo il volto devastato dalle rughe del protagonista,un bravissimo Tommy Lee Jones, le sue borse sotto gli occhi, i suoi risvegli di soprassalto, la risolutezza di uno sguardo che non si abbassa di fronte a nulla, che non evita a se stesso nessun orrore pur di pervenire alla verità, nell’immenso dolore di un padre che a quei valori ha educato i propri figli, credendo in essi, consegnandoli ad essi, ogni spettatore leggerà lo smarrimento, l’incredulità, la rabbia di comprendere come quegli stessi lo hanno travolto e ucciso, nella nebbia di un totale disorientamento che nella violenza non prevista, immotivata, irrefrenabile, si consuma.
Nella apparente incomprensibilità, solo il desiderio di andare oltre ciò che si credeva conoscere, cercando non più il figlio ma l’estraneo, accettando di barcollare ma non di retrocedere, il Padre compie la più terribile delle missioni, fino a riconoscere la profonda devastazione che la “necessità” di seguire certi principi può determinare su una giovane mente: nessuna lacrima, solo la consapevole constatazione della propria ed altrui distruzione.
Considerato un film antimilitarista, Paul Haggis in realtà penetra nelle maglie del rapporto padre figlio improntato sulla trasmissione dei valori, della cultura, degli ideali talora troppo “grandi” per un figlio, troppo diversi dai suoi bisogni più intimi, dalle sue paure più infantili, dai sentimenti e dai desideri spesso troppo lontani dalle aspettative che in lui sono riposte e che non si vogliono deludere. Un film asciutto, crudo, privo di intenti didascalici, dolorosissimo.

Segnalato da Lilia Di Rosa