Al Cinema


L'età barbarica


di Denys Arcand, Canada, 2007

Denys Arcand si armonizza alla dimensione onirica evocata da una sala cinematografica e immerge lo spettatore in un limbo in cui “realtà scenica” e “la fantasia scenica” si confondono. Riuscito espediente per fornire un amaro spaccato della condizione sociale impregnata di solitudine, incomunicabilità, fittizio appagamento nello stacanovismo, fanatismi politically correct e discutibili e paradossali slogan motivazionali, privilegiati rispetto all’ascolto dei disagi altrui. I vuoti affettivi vengono così colmati dal protagonista Jean Marc, comune impiegato all’ufficio reclami, mediante un grottesco ma malinconico ricorso al sogno ad occhi aperti. Le fantasie popolate da belle donne consentono una soddisfazione allucinatoria del bisogno erotico-affettivo e una gratificazione sostitutiva del desiderio di esistere ed essere visto come uomo, come padre. Il genere della commedia viene rispettato presentando a tratti una pellicola spassosa, ma ci si accorge presto che la soluzione trovata dal protagonista pare l’unica possibile. Riesce ad essere riconosciuto e a pacificarsi con se stesso solo quando prende le distanze dal suo mondo, socialmente accettato e rinforzato, ma solo apparentemente. Bravo il regista, che non delude le aspettative dopo Le invasioni barbariche, e bravo Labrèche.

Segnalato da Tiziana Carciotto