Al Cinema


Lei


Gli dei che ho adorato esigevano
La Danza della Morte…….
Forse le donne dovrebbero vedersi
Attribuire la responsabilità del
Mondo perché sono guidate dalla
Emozione e non dall’intelletto

Adolf Eichmann

La surrealtà di un mondo ancora da venire, un tempo immaginario ma , forse, non molto distante a realizzarsi e, per alcuni aspetti, auspicato. Lo scenario di sintesi, in cui si svolge la meravigliosa narrazione di “Lei” è, infatti, un luogo/non luogo fisico che riflette il luogo psichico in sospensione, tipico del travaglio interiore di un uomo che si confronta con la perdita dell’amore e con l’evoluzione dello stesso. Non a caso, in un’epoca in cui la tecnologia dilaga , Theodore , il protagonista (Joaquin Phoenix) svolge un mestiere del tutto singolare: scrive lettere d’amore per conto di altri, a conferma dell’attuale difficoltà ad esprimere sentimenti ed emozioni, al punto da demandare ad altri la possibilità di farlo: una sorta di terapeuta della narrazione sentimentale. Appare ovvio, fin dall’inizio, quindi, che il tempo narrato dalla pellicola è un tempo di denuncia riguardo la crescente difficoltà ad esprimere se stessi a favore di una materia ingegneristicamente manipolata che tutto può: anche compensare le carenze affettive. Ma se da un lato la storia denuncia tale difficoltà, dall’altra propone una diversa lettura dell’utilizzo della tecnologia. Un nuovo sistema operativo chiamato OS, permette agli umani di interagire con intelligenze artificiali fino al punto da creare relazioni amorose. Theodore è alle prese con la sua solitudine lungo il percorso dell’elaborazione del lutto derivante dall’imminente divorzio dalla moglie, elaborazione che richiede inevitabilmente la spoliazione di sé nella revisione dei propri errori. I sentimenti sono quelli tipicamente depressivi, a tratti narcisistici, in una chiusura apparente rispetto alla possibilità di un nuovo amore. Perché apparente? Perché Theodore, in questo solipsistico percorso, intrattiene un dialogo con l’alterità ben più profondo di quanto non possa sembrare d’acchito. Quello con se stesso attraverso il recupero del suo aspetto Anima ( in senso junghiano) rappresentato da un OS donna che porta il nome di Samantha. Se solo attraverso l’altro, è possibile conoscere, valutare e ampliare se stessi, è ovvio che l’amore diviene il ponte par excellence capace di permettere il dipanarsi dell’esperienza evolutiva . Il narcisismo che banalmente potrebbe essere letto nella prima parte del film, per cui la relazione amorosa tra Theodore e Samantha è indubbiamente una relazione con la proiezione di sé, è sconfermata dal fatto che questa intelligenza artificiale – assolutamente eterea – inizia a provare autonomamente emozioni, ricambiando i sentimenti degli umani (da sottolineare che tutti i personaggi virtuali del film, sembrano avere vita propria, anche i cartoons dei videogiochi). In chiave psicodinamica, potremmo dire che il processo relazionale che avviene all’interno di Theodore, determina – creandola – una figura autonoma, che seppur sulle prime sembra essere sempre una proiezione di sé, finisce per rendersi capace di restituire analisi, comprensione e amore. In qualche modo, l’altro non è solo creato, ma grazie alla relazione diventa altro da sé. Sottolineatura imponente rispetto al fallimento di qualsivoglia tentativo narcisistico di gestire l’altro in funzione di sé . Non è un caso, che il ruolo di psicopompo in chiave maieutica venga comunque, affidato ad una donna: dalla letteratura, dalla psicoanalisi junghiana alla disciplina tantrica e all’arte ( e in molto altro ancora), sappiamo quanto il femminino crei con maggiore facilità le connessioni tra interno ed esterno, Materia e Spirito: non a caso Jung chiamò tale attitudine Anima, intendendo con questa, la parte femminile presente nel maschile. I dialoghi , infatti, tra Theodore e Samantha sono profondi ,usano un linguaggio impensabile per transistor, monitor e luci/spia. Ma la metafora appare chiara : è solo dalla Materia – visto che l’incarnazione su questa terra ce la impone – che possiamo transitare , attraverso l’Anima, verso lo Spirito. L’analisi di sé che Theodore compie grazie all’alter ego impersonato da Samantha grazie al sentimento amoroso che i due sperimentano, lo porta, pian piano alla rivisitazione del rapporto con la moglie, delle nostalgie, degli errori fino al perdono di sé e dell’altro : condizione necessaria per potere sperimentare nuovamente l’amore. La necessaria discesa verso i meandri delle chiusure narcisistiche al fine di ritornare alla luce, è espressa dall’utilizzo massivo che la collettività fa di tali intelligenze. Il percorso di revisione di sé è universale e non solo un fatto singolare. In fondo, il mito di Narciso, narra di una non conoscenza di sé, di un innamoramento della propria immagine senza sapere che è la propria: come dire che Narciso si innamora di una parte sconosciuta di sé e per questo “Altra”, così come avviene nell’innamoramento e come proposto dalla pellicola. Scrive L. Turinese ”La coscienza Puer ha bisogno della dissoluzione nell’acqua per attuare la guarigione”( Turinese,2013:150) , quindi, del sentimento – che provocato dallo stato di innamoramento – consente la disgregazione delle proprie cristallizzazioni. Il processo che porta dall’unilateralità all’integrazione delle varie parti di sé, viene comunque in “Lei” ampliato tramite il passaggio dalla singolarità alla collettività ed oltre. Proprio su questa scia dell’universalità, la pellicola, si apre, nel secondo tempo, ad una lettura di più ampio respiro: superato il travaglio terreno rispetto alla dipendenza, all’attaccamento, alla necessità di un corpo per la rappresentazione sentimentale che comporta inevitabilmente la gelosia e il possesso, vediamo delinearsi una forma ben diversa da quella cui siamo abituati sotto i dettami dell’Ego. In uno spazio non topologico, quello in cui l’OS Samantha sta per dileguarsi, l’amore non è più ascrivibile ad una sola persona, poiché Amore, essendo soprattutto espansione della coscienza, non può più essere relegato ad un corpo ma ad un tutto che inevitabilmente nulla ha a che fare con la materia. Diviene metafora l’innamoramento di Samantha per altri 641 uomini, in cui si intravede l’auspicio delle infinite possibilità che l’amore – cosmicamente inteso – dona oltre che a sé, agli altri. Piuttosto che un’apologia del tradimento, risulta essere monito potente – in una lettura in trasparenza – della finalità dell’amore al di là dell’attaccamento e del possesso, che è quella della connessione con gli altri e col cosmo. La follia amorosa socialmente accettata, raggiunge nella pellicola, i livelli massimi; ma è proprio spingendosi oltre il limite pensabile, che diviene possibile sentire uno spazio, ove la fusione delle anime fa baluginare un tanto – forse nostalgico – tempo , in cui il distacco dall’Ego raggiunge il punto più alto per la realizzazione di un Sé Supremo, oltre le soglie della materialità.

“La vera donna, quella che viene dalla notte dei tempi, la donna che ci fu data, appartiene interamente ad un universo estraneo a quello dell’uomo. Essa risplende all’altra estremità del Creato….L’uomo deve passare attraverso di lei per pervenire all’essere, a meno che non scelga altre ascesi, dove la incontrerà ancora, sotto forme simboliche….”
Louis Pauwels

Giusi Polizzi

Bibliografia
Van Lysebeth, A. (1988): Tantra, Mursia ed, Milano 1992
Turinese, L. : L’anima errante. Variazioni su Narciso, Flower- ed,Roma 2013