Al Cinema


Le vite degli altri


di Florian Henckel von Donnersmarck, 2006

Nel dilagante sospetto che sempre più circola nella complicata situazione internazionale, anche il cinema si interroga sul senso, oltre che sull’efficacia, di questa perpetua e distruttiva ricerca di un nemico sempre meno individuabile, entrando direttamente nell’anima dei servizi segreti che da sempre hanno assunto il compito di scovare il Traditore.
In attesa del film L’Ombra del potere prossimamente nelle sale, con Le vite degli altri entriamo nella dimensione dello sguardo della spia ai tempi di una Berlino schiacciata dal suo muro, in cerca noi questa volta – spettatori – di un qualcosa che nel volto impassibile possa alterarne l’espressione, tradirne l’implacabile indifferenza, turbare con la forza di un’emozione che pian piano di lui si impossessa, la rete del controllo ossessivo nella quale si è internata la propria vita, oltre che quella degli altri. Il profondo intreccio tra le due dimensioni dell’essere, il dovere imposto e la necessità da un lato, l’assoluta impossibilità di mettere a tacere i sentimenti dall’altro, finiscono per distruggere vittima e persecutore, spia e spiato, annullando i confini e beffando le intelligenze, così come sempre accade in ogni regime totalitario della coscienza – individuale o collettiva che sia – connotato dalla scissione dell’Archetipo. Nel sistema paranoideo della diffidenza e del sospetto, dove la proiezione dell’inganno diventa un’esasperante quanto impossibile ricerca per ripararsi e proteggersi dall’incombente minaccia della Ombra e della sua pericolosità, le cui forme sono divenute sempre più sfuggenti e “diffuse”, si alimenta la psicologia della catastrofe che, come già Hillman scriveva nel suo Fuochi blu, produce il circolo vizioso della profezia che si autoavvera , come infatti accade nella realtà politica di oggi:
“Ossessionato dal suo delirante bisogno di sicurezza, lo stato paranoideo fa ricorso ai meccanismi di difesa della proiezione e della formazione reattiva, vale a dire a una sempre più accanita caccia al nemico, al terrorista, al disertore… paralizzando l’ambivalenza e razionalizzando le sue misure difensive.”
Questo è lo Zeitgeist in cui viviamo, come quello della Berlino di quegli anni, pur sapendo che il tradimento è vicino, addirittura dentro casa.

Segnalato da Lilia Di Rosa