In libreria


Le Conchiglie di Ellenar


di Carmelo Guardo

Ediz. Il Lunario
2007
pp. 174

 


 

la recensione
di Francesco Scialfa

Medico chirurgo, Carmelo Guardo da oltre un ventennio si occupa di Scienze Tradizionali, oltre ad essere autore di numerose pubblicazioni liriche che hanno riscosso lusinghieri consensi.
Protagonista del precedente romanzo, Frammenti di sogno nei giardini di Efesto, Carmine trascina il lettore in una sorta di “viaggio nello spirito”, che ha come sfondo Ellenar, suggestiva località balneare, nella quale il “medico – viaggiatore delle stelle dal cuore zingaro” va a trascorrere un breve periodo di riposo. Solo un week- end, in cui i periodi di ozio sonnacchioso si trasformano in pretesto per un riesame critico di tutto ciò che, apparentemente trascorso, non è mai stato del tutto archiviato, rimanendo dolore, profondamente nascosto in fondo all’anima.
Le gioie di una vita semplice, piene di piccole, grandi rituali abitudini- come quella di sorbire il caffè al bar di paese insieme con l’amico Peppino- si trasformano così in momenti evocativi di un’infanzia intessuta di luce e ricordi struggenti per quelle fragranze, quelle presenze che mai più torneranno.
Cicatrici che riemergono impietose proprio fra le stradine di un’Ellenar semideserta ove, ad inizi di stagione, Carmine incontra l’affascinante Fleurinne, creatura anch’essa ferita nel profondo che, al contrario di lui, non vuol più cimentarsi con la vita , e preferisce rifugiarsi nella sorta di limbo della sua casa in riva al mare.
Ma una notte, complici il frangersi delle onde, le stelle ed i sospiri del vento, i sentimenti sopiti torneranno a svegliarsi, e le passate disillusioni verranno accantonate, a favore del più ammagante e costruttivo nuovo rapporto che bussa alla porta. Lo stesso vissuto, diverrà perciò ininfluente rispetto alla centralità della vibrazione emotiva che sfocia nell’onirico e nell’esoterico. E’ come se questa nuova realtà, impregnata di intima spiritualità mantenesse le proprie potenzialità, diventando quasi promessa di qualcosa che, in procinto di sbocciare, viene però di volta in volta rimandato dall’evasiva volontà dei protagonisti.
Che all’azione sembrano preferire la catarsi contemplativa, emanazione di pensieri senza tempo.
Per questo “le conchiglie di Ellenar” può essere a buon diritto interpretato come momento di spiritualità, memoria di affetti ed emozioni mai sopite e sempre riscoperte in modo inedito.
E se, da una parte le pagine del libro sembrano cedere al rischio dell’affabulazione, la tendenza si stempera nell’analisi caratteriale dei personaggi: Peppino, La piccola Margot, figlia di Fleurinne, e soprattutto Filippo il gabbiano ferito, reincarnazione dello scomparso artista ed amico.
Alle immersioni rituali nel bucolico e nel paesaggistico che alimentano la suggestione, corrisponde così una veridicità di eventi che sfiorano l’autobiografismo. Un valore aggiunto di un’opera che, procedendo su piani paralleli, da una parte racconta con linearità una fresca vicenda sentimentale, dall’altra introduce ad un percorso che induce ad una progressiva liberazione dai vincoli della quotidianità per guadagnare nuove prospettive, correlate al divenire metafisico.
È proprio qui che percepiamo in che misura la ricerca di Carmine, lungi dall’essersi conclusa, muova i primi passi nell’universo esoterico, nel quale due spiriti amanti finiscono per divenire tutt’uno.
Ma non basta: tutto ciò sembra preludere ad un più importante, imminente confronto con l’Assoluto; anche perché i protagonisti sembrano percepirne con irrequietezza la prossimità, per quel lieve vento o raggio di sole, o rugiada mattutina che, accompagnandosi a loro, sembra prepararli all’ incontro.
Un epilogo che non è tale, dichiarandosi preludio d’una nuova storia ancora non scritta; un romanzo “aperto” che conferma tanto le doti narrative di Carmelo Guardo quanto le capacità di analisi psicologica dei personaggi.