Al Cinema


L'amore che resta


di Gus Van Sant , USA 2011 L'amore che resta

L’adolescenza è un’età difficile malgrado nell’immaginario collettivo sia la più desiderabile. Gus Van Sant ne ha già accostato gli aspetti d’Ombra in altri film: Elephant 2003, sul tema della violenza e dell’aggressività: Paranoid Park 2007 sulla tematica della colpa. Qui la investiga nella sua relazione con la morte, con la malattia , con la sofferenza.

Gus Van Sant guarda le cose da vicino, con l’obiettivo puntato in modo tale da tagliare alcune parti di ciò che riprende, quasi a volere entrare dentro ciò in cui si sta concentrando, indifferente a quello che non è veramente importante. Qui è dentro la testa di due adolescenti che cerca di entrare, due adolescenti particolari, ambedue toccati dalla morte malgrado la loro giovane età e che, proprio per questo, piuttosto che fuggirla ne sono attratti, tentando di scoprirne la natura, di percepirne la vastità mentre sono nel pieno della vita. E lo fa con delicatezza, con levità, facendo sorridere malgrado la tragicità del tema, sul quale per lo più si tende a sorvolare o a mistificare, o al contrario a drammatizzare ed esasperare.

Il “fantasma” giapponese, un kamikaze qui alter ego del giovane Enoch , segnato dalla morte dei genitori in un incidente d’auto dal quale si è “sfortunatamente” salvato dopo tre mesi di coma, e ora innamorato di Annabel , ammalata di cancro, è determinante per il dialogo che prende forma nella fragile psiche del protagonista. Attraversato dall’abbandono e dalla rabbia, già esposto al dolore di una nuova perdita, non rinuncerà a conoscere l’amore, a condividere la speranza per un altrove che non c’è, riuscendo infine ad accettare ciò che non si può evitare.

Dall’altra parte c’è lei, appassionata studiosa delle teorie darwiniane e di scienze naturali, sorridente davanti a quel passaggio necessario a mantenere l’equilibrio generale della natura, che lo inizierà alla sessualità e alla breve ma intensa felicità che la vita regala pur nella consapevolezza dell’inevitabile distacco.

Un film delicato, struggente, trattato attraverso la bizzarria e la spontaneità della giovinezza, denso di misurata malinconia, un po’ gioco un po’ sofferenza.

Lilia Di Rosa