Al Cinema


La siciliana ribelle


di Marco Amenta, Italia, 2008

Sembra talvolta che il corpo, in questa vita, sia solo l’involucro di un veicolo deputato ad una missione… con un libero arbitrio limitato dalla missione stessa. E le vite, se attentamente osservate, seguono tutte un percorso, scelto o meno, ma quasi preordinato…
Il libero arbitrio di Rita Atria, figlia di Don Vito, si conclude con il suicidio nel 1992 a pochi giorni dalla morte di Paolo Borsellino. Rimasta sola, senza neanche il giudice che da mesi la protegge, compie il gesto che non solo le sembra l’unico possibile, ma anche quello che secondo lei avrebbe inchiodato all’ergastolo Don Salvo, omicida dell’amato e rispettato padre. Tradita dall’intero mondo fin dall’infanzia, a soli 17 anni cerca giustizia e non più vendetta, ponendo fine a questa estenuante ricerca da sola. Film profondo, toccante, e non solo per i realistici aspetti storici e di cronaca, ma soprattutto per i risvolti psicologici che affronta. La solitudine, lo smarrimento, il senso di ribellione, il coraggio di una ragazza che è abbandonata da tutti – in prima battuta dalla madre e tradita dal padre, suo eroe e indimenticabile amore – sono perfettamente dipinti sul volto della bravissima Veronica D’Agostino, rendendo omaggio al personaggio di Rita che, partendo dalla vendetta in nome del padre, in realtà intraprende – diventando collaboratrice di giustizia – un percorso ben più sottile: quello della scoperta a ritroso delle sue origini sia familiari che culturali. È il duro e dolorosissimo percorso di chi crede nel cambiamento, pur provenendo da un contesto che il cambiamento non prevede e che quindi osteggia anche a costo di uccidere. Sacrificio estremo quello di Rita, ancor più di quello dei magistrati che votano la propria vita alla giustizia, perché nulla è più forte del tentativo estremo dell’estirpazione delle proprie radici e delle sue conseguenti credenze. Tutto in efferata solitudine e alla ricerca di una nuova identità (toccanti le scene dei ripetuti cambi di nome). Ma è grazie ai sacrifici umani che il cambiamento è possibile… la storia insegna… e il nostro corpo diventa solo il mezzo per l’azione, potente grido che se raccolto da tutti genera nella sua estrema forma forza, speranza e possibilità.

Segnalato da Giusi Polizzi