Al Cinema


La sconosciuta


di Giuseppe Tornatore, 2006

lasconosciuta

Che il concetto di maternità rimandi a meandri così profondi, quanto viscerali, della dimensione femminile è cosa nota. Ma forse abituati al “noto”, ci sfuggono tutte le dinamiche emozionali ed inesprimibili che costituiscono il motore fondamentale della spinta al vivere e di ciò che chiamiamo Amore. In questo splendido film, Tornatore affonda con coltello affilato nella psiche femminile, narrando della ricerca del rapporto tra la protagonista e la Figlia. Figlia presunta, che rappresenta il riscatto dalla “distrazione degli anni giovanili” in cui afferma di “non essersi accorta come si fa a diventare donna”. Ma la Figlia, costituisce l’archetipo del bisogno vivo, pressante – scopo di una vita – dell’essere madre. Una madre alla ricerca della Figlia perduta, tra tanti altri figli, anch’essi dispersi nel mondo, strappateli dal suo protettore.
Tra la crudele realtà dei nostri giorni, tra prostituzione e commercio d’infanti, il film evidenzia la grandezza e l’inesprimibilità dell’amore per quella parte di Sé, che divenendo altro, ne è pur sempre il risultato anche se a fare i conti con tale risultato non sono i propri cromosomi. La maternità è, anzitutto, un processo psichico e non biologico, che in questo film viene però enfatizzato dall’esperienza della perdita successiva al parto. Esperienza biologica e psichica si fondono, determinando la finalità della propria esistenza al dare – pena la propria morte. Un dare che non attende ritorno, un dare sopra tutto e tutti che incontra, in quanto Necessità, la necessità della Figlia. In Amore, quindi, Necessità si esprime. È solo dall’incontro tra i bisogni di queste due anime che nasce il cambiamento, attraverso il dolore e l’apparente sconfitta che si pone, invece, come pilastro di un Incontro futuro.
Le immagini forti e violente del film rimandano ai cruenti bisogni dell’anima, mai delicati – in quanto viscerali – ed intrecciano le esperienze ed il dolore di un femminile non riconosciuto. La psiche femminile ne “La sconosciuta” non dimentica ciò che di viscerale non è stato vissuto, divenendo – il recupero di esso – motore della ricerca di senso alla propria esistenza.

Segnalato da Giusi Polizzi