Convegni


La psicologia in trasparenza o la consapevolezza della psicologia


Riflessioni sul Convegno Nazionale “Sguardi sulla Psicologia Archetipica- L’insegnamento di J. Hillman”. Palermo 10 Febbraio 2006

“La soluzione di ogni problema è un altro problema”
“Chi vive deve essere sempre pronto ai mutamenti”
J. W. Goethe

Il convegno sulla Psicologia Archetipica e sull’insegnamento di J. Hillman tenutosi a Palermo il 10 Febbraio 2006 presso L’Oasi Diocesana di Baida si è posto come obiettivo la divulgazione del pensiero hillmaniano nonché momenti di riflessione su cosa significhi nel profondo “fare psicologia”. Il Convegno, organizzato dall’Associazione Crocevia con il Patrocinio ed il Contributo dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, si è avvalso anche dei patrocini dell’Università di Palermo – Corso di Laurea in Psicologia- e della Regione Siciliana- Assemblea Regionale-, ed ha visto interagire una polifonia di diverse matrici teoriche di notevole spicco nel panorama psicologico attuale. L’Associazione Culturale Crocevia nasce a Catania nel 2002 e porta avanti , attraverso seminari e convegni, un discorso hillmaniano-junghiano non chiudendosi però all’interno di queste due matrici, ma accogliendo parimenti posizioni altre dando spazio così al politeismo della mente e, quindi, ai diversi approcci che alla mente o meglio all’anima si accostano. La parola stessa “Crocevia” indica un sostare di fronte ad itinerari diversi con la possibilità della scelta…
convegno PALa prima sessione, moderata da Bent Parodi, si è aperta con l’intervento di Fulvio Giardina, che ha sottolineato la vitalità della realtà siciliana con le sue diverse prospettive teoriche, esigenza socio-politica destinata all’apertura di nuovi modelli e metodi volti all’amplificazione del fare psicologia. Già nel 2001 nell’incontro con il Pof. Hillman avvenuto a Catania presso il Monastero dei Benedettini, Fulvio Giardina aveva sottolineato quanto Hillman appartenesse al mondo della psicologia “nel senso più ampio del termine, superando le specificità dell’appartenenza teorica e metodologica”. Gli interventi di Riccardo Mondo e Luigi Turinese sono stati dedicati alla figura ed al pensiero di James Hillman, allievo di Jung ed amplificatore eterodosso del suo pensiero. La Psicologia Archetipica è, infatti, un movimento nato circa venti anni fa e fondato da James Hillman che si configura come un ramo eterodosso della Psicologia Analitica di C. G. Jung, poiché amplificando alcuni concetti cardine della Psicologia Analitica, si sgancia da essa per evolvere in una radicalizzazione del primato dell’immaginale immerso in una psiche archetipica , ponendo in tal modo l’individuo nella psiche cosmica e non la psiche nell’individuo. Seguendo l’intervento di Luigi Turinese scopo dell’analisi è ridare alla psiche la sua capacità immaginale, dove la capacità digestiva di narrare e ascoltare le storie dei pazienti riconnette l’anima al mondo. Nella teoresi hillmaniana possiamo rintracciare quattro topoi fondamentali:
1) un enfasi sulla nozione di anima;
2) un recupero dell’immagine;
3) una revisione della clinica alla luce dell’attività dell’anima e delle immagine da essa prodotte;
4) una re-visione della teoria della personalità all’interno di una psicologia politeistica.

In Revisione della Psicologia leggiamo che (Hillman, 1975, Adelphi) anima o psiche indicano in primo luogo l’approfondirsi degli eventi in esperienze; in secondo luogo la densità di significati che l’anima rende possibile deriva dal suo speciale rapporto con la morte; in terzo luogo è la possibilità immaginativa insita nella natura umana. La Psicologia Archetipica in tal modo sembra restituire all’anima il posto che le compete: essa si pone come tertium tra lo spirito e d il corpo.
Il discorso sull’anima, come afferma Riccardo Mondo, si collega in tal modo alla deletteralizzazione o meglio al vedere in trasparenza gli accadimenti interni ed esterni dissacrando dogmi prestabiliti dalla psicoanalisi, lasciando invece fluire il pensiero verso la fantasia che quello specifico accadimento ha creato. La capacità dell’anima o psiche (i due termini in Hillman sono intercambiabili) di creare immagini è primitiva ed ineliminabile, ed il modo principe della creazione immaginale è il sogno. Ma attraverso un meccanismo circolare l’immagine “fa anima” fondandola a sua volta attraverso al capacità di esprimere il mondo immaginale sottostante ad essa. Fantasia che nel pensiero hillmaniano è sempre connessa ad uno o più miti di riferimento.
Il suo pensiero rende omaggio alle teorie della complessità, dove ogni aspetto della vita, del mondo, delle sue energie vengono considerate psicologia: l’attenzione per il bello, per ciò che accade fuori dalla stanza di analisi (Anima Mundi), per le strutture architettoniche e per le relazioni etiche che gli uomini intrattengono, diventano oggetto d’analisi in quanto componenti fondamentali del vivere l’anima o meglio, del fare anima. Potremmo dire che l’anima è una costruzione itinerante dove nulla è dato per scontato e dove nulla può essere visto sotto griglie teoriche prestabilite.
In tal senso anche la patologia diventa una componente essenziale dell’anima . Attraverso l’attitudine a patologizzare, l’anima esplicita la sua origine: il regno dell’Ade dove la connessione con la morte determina il pensiero e il comportamento nel mondo.
Seguendo il discorso pirandelliano dell’essere tutti e nessuno la Psicologia Archetipica affonda tutta la sua dialettica nel concetto di una psiche politeistica poiché la complessità che ognuno di noi è, non denuncia scissione psicotica, bensì molteplicità , ed è in tale molteplicità che la relazione terapeutica fonda se stessa. La terapia non debella il sintomo ma porta alla luce il suo significato, connette spazi senza trama in un caleidoscopio di possibilità e di senso, in cui i sintomi rappresentano gli Dei sfuggiti al controllo della Persona, utilizzando tale temine nell’accezione junghiana di maschera sociale.
Il pensiero hillmaniano va controcorrente: non una spiegazione per tutto ma, come scrive lo stesso Hillman “ la complicazione più che la spiegazione è il metodo principe dell’intelligenza politeistica”. A tal proposito Riccardo Mondo afferma: “si può apparire disorientati da un pensiero complicante che ci appare distante dal fare concreto, che amplifica, trova connessioni culturali e sfondi mitologici all’accadere umano, troppo teorico dimenticando che teoria significa visione delle cose…lo psicologo è un operatore della complessità psichica e personalmente diffido di chi mi offre una polaroid con una sola lente focale in dotazione e mi assicura che potrò fotografare tutto e bene!”
Il monito che appare da queste parole è quello di non diffidare dell’apparente assenza di confini che il pensiero hillmaniano sembra determinare, laddove invece si travalica il già noto per entrare in spazi di pensiero che ampliano possibilità alla ricerca di senso. Le potenzialità del daimon – che per Hillman rappresenta la ghianda originaria con cui ogni essere umano viene al mondo e sganciata da ogni intenzionamento familiare o transgenerazionale -, non sono definite, e spesso, non conosciute fino alla morte: non vanno chiuse, quindi, porte che possono aprirsi ad universi ignoti forieri d’_inventum_ personali non derivanti dall’ambiente familiare in cui si è cresciuti.
convegno PALa seconda sessione del convegno si è invece posta come voce altra rispetto alla teoresi hillmaniana.
Giocando con un’inversione di termini “Molte persone , Molti dei” anziché “Molti Dei, Molte persone” tratto da Fuochi Blu (Hillman, 1989, Adelphi), Girolamo LoVerso mette in risalto il concetto di Noità per intendere la priorità del gruppo familiare e sociale nella psiche piuttosto che il concetto mitologico cui Hillman fa riferimento. L’identità è il precipitato della complessità delle relazioni intercorse dalla nascita in poi, pur se con componenti neoteniche e, quindi, filogenetiche.
La posizione gruppoanalitica, ponendo in risalto il bisogno che l’esperienza venga contestualizzata nell’_hic et nunc_, si pone con sguardo interrogativo al concetto d’archetipo,poiché essendo questo inconoscibile rischia di lasciare fuori la possibilità di rendere concreta l’attività della psiche. Il concetto di archetipo secondo la Gruppoanalisi è trascendenza, laddove invece l’esperienza ha necessità tuttavia di un trascendimento e, quindi, la connessione tra l’anima e il mito deve seguire un percorso che va dal basso verso l’alto piuttosto che dall’alto verso il basso. L’intervento di Giuseppe Ruvolo esplicita in tal senso il bisogno di poter dire “delle parole”dove queste rendano giustizia della fattualità e non rimangano invece ancorate al mondo delle idee. In tal senso la teoresi hillmaniana sembra essere considerata non solo psicologia ma anche letteratura, filosofia…e da qui la possibilità ecumenica che la Psicologia Archetipica offre: registro immaginale, fare anima, passaggio dallo specchio alla finestra, dall’intrapsichico al mondo esterno e,quindi, alla dimensione politica e religiosa dell’essere.
La polifonia del corteo hillmaniano trova spazio nel testo Caro Hillman a cura di Riccardo Mondo e Luigi Turinese, che come testo epistolare mette insieme posizioni ora concordi ora discordi con il Prof. Hillman, determinando la possibilità di un crocevia a più mani nella creazione di pensiero.
La metafora che in questo senso Giuseppe Ruvolo utilizza è che Hillman sembra essere il sale in cucina da usare in dosi contenute: apertura di nuovi sensi attraverso il contrasto.
La lettura hillmaniana del resto attraversa più fasi e spesso dopo l’esplicitazione di un concetto, Hillman sembra rimettere in discussione quanto affermato, non nei termini della negazione, ma nei termini di un continuo approfondimento ed evoluzione di cui l’anima ha necessità per riconoscersi.
Franco La Rosa, ha presentato una relazione su un caso clinico narrando un diverso modo di fare terapia: dalla stanza d’analisi alla stanza del paziente ove il mondo privato del soggetto in questione, coi suoi colori, dolori, imminente morte, aprono possibilità altre rispetto ai dogmi classici cui la psicologia è ormai ancorata.
Il messaggio hillmaniano sembra infatti essere quello di una ristrutturazione del fare psicologia: non griglie irremovibili di lettura dell’oggetto psiche, ma connessione con le mille sfaccettature del mondo, della filogenesi e, con la capacità poetica nonché mitopoietica della psiche.
L’incontro tra Psicologia Archetipica e Gruppoanalisi è stato realizzato al fine di dare spazio all’espressione dei “molti” che agiscono all’interno della Psiche. Partendo dal mito sottostante la manifestazione di sé e dal mondo in cui siamo inseriti fino alla conoscenza del proprio daimon, o dalle identità familiari e culturali che plasmano la stessa manifestazione fino al raggiungimento dell’_autòs_, è stato possibile creare un vertice a più mani per “_fare anima_”.
Convegno, dunque, all’insegna dei molti e dei perché, convegno all’insegna del confronto, della possibilità al crocevia di riflettere, porsi domande, osservare, scegliere, potendo sempre
cambiare direzione nella revisione e nell’amplificazione di sé. Ma soprattutto giornata all’insegna dell’accettazione della diversità e del molteplice.

Giusi Polizzi