Al Cinema


La classe


di Laurent Cantet, Francia, 2008

Con la meritatissima Palma d’Oro 2008 a Cannes, Laurent Cantet porta sullo schermo la realtà delle nostre scuole. Film d’impegno sociale interculturale che narra della complessa e articolata realtà del difficilissimo rapporto insegnante-alunno, delle problematiche relative all’integrazione razziale e delle problematiche sociali e familiari che costellano le relazioni all’interno delle istituzioni. E senza romanticismi il regista, aderendo quanto più possibile alla realtà, compone un film documentario, ove gli attori sono gli alunni e l’insegnante reali. La pellicola si svolge, infatti, quasi tutta all’interno della classe, come a voler fare una full immersion nelle ore più discusse e spesso conflittuali della vita di studenti e insegnanti. Sappiamo bene quanto sia in crisi il valore dell’educazione rispetto ad una cultura che cambia sempre più velocemente rispetto ai tempi e alla cultura d’appartenenza. E se le parole tanto cercate dall’insegnante di lettere spesso tardano ad arrivare da parte dei suoi alunni difficili, in una scuola di periferia e in una classe multietnica, la speranza di un dialogo arriva comunque e sempre dalle immagini. Se il silenzio, in alcune culture sembra essere il merito e la necessità fondamentale al punto da credere che non possa esistere relazione tra noi e gli altri, l’immagine visiva di sé e del proprio mondo fa però da contraltare a questa apparente assenza di comunicazione. Sebbene non sia facile, per le nostre istituzioni, uscire dai classici canoni del “punire per educare”… E qual è il confine, allora, tra il dare e il trattenere, tra l’accoglienza e il rifiuto delle varie posizioni? Domande di non facili soluzioni, dove l’aspetto pessimistico del nostro modo d’istruire si alterna a spazi di speranza, dove in fondo le parole usate e sentite nel tempo sortiscono i loro effetti. E se pur con delle perdite, l’impegno costante ed emotivamente sofferto dell’educatore, può spingere lentamente al recupero delle parti più animiche , più profonde perché denigrate. Ecco, allora, che anche un Platone, può trovare spazio nelle strade e nei cortili di periferia.

Segnalato da Giusi Polizzi