Al Cinema


Il giardino dei limoni


di Eran Riklis, Israele, Germania, Francia, 2008

Recensione di Giusi Polizzi

Film sulla solidarietà dell’anima femminile, sulla difficoltà di comprendere le posizioni dell’altro, sul potere cieco, sui conflitti che sempre generano chiusura e solitudine. La bellissima pellicola di Riklis parte dalle immagini per arrivare al cuore e forse successivamente alla mente. Da un bellissimo giardino di limoni, che la natura offre senza conflitto chiedendo solo cure e devozione, si arriva a ciò che gli uomini non vedono e finiscono per eludere: la bellezza e il sentimento. Il lunghissimo conflitto Israele-Palestina viene interpretato attraverso la delicatezza dello sguardo che si stende non solo sugli uomini ma soprattutto sulla natura devastata, metafora della devastazione interiore sia di chi subisce che di chi attacca. Una splendida Hiam Abbass, nel ruolo della palestinese Salma, lotta fino alla fine per non essere defraudata del suo giardino – posto al confine con Israele – e , quindi, fonte di possibili attacchi terroristici per l’abitazione del Ministro della Difesa israeliano. Ma le motivazioni di Salma non vengono accolte da nessuno, se non dall’anima turbata della moglie del Ministro che nella sua dolorosa solitudine di un conflitto non voluto, sostiene – senza poterle mai parlare – la lotta di Salma. Bellissime le immagini dei loro incontri fatti di sguardi e di sentimento, così come la scena illuminata del bacio tra Salma e il suo avvocato. Ma dentro il conflitto si cela quello ancor più profondo tra i veti culturali di un’appartenenza tutta al maschile, che impedisce al femminile di esprimersi liberamente col suo tipico linguaggio d’anima, e i desideri di quest’ultima. Ancora una volta, la solitudine imposta e mal tollerata dalle donne genera comunque grande forza d’animo e coraggio. Le scelte vengon sempre compiute pena la propria vita e a sostegno della speranza, come quella che degli alberi potati a trenta centimetri dal suolo possano ricrescere. E gli alberi – da sempre – sono metafora della vita e degli uomini.

Recensione di Lilia Di Rosa

Il muro di Istraele come il muro di Berlino, come tutti i Muri che chiudono il dialogo, lo scambio, la possibilità di un incontro. Con questa immagine di grigiore, di soffocamento, di vuoto, laddove esisteva il fiorire degli alberi, simbolo della vita che cresce e dei suoi sempre nuovi frutti, si chiude il bellissimo film di Eran Riklis quanto mai attuale nel dibattito odierno sulla incapacità di dialogo tra popoli, razze, religioni. Con la buona causa della sicurezza, anche un innocuo giardino di limoni diventa fonte di minaccia, di attacchi, di inquietudine per un Ordine che poggia sulla pretesa della linearità. Non è strano quindi che siano due donne, apparentemente nemiche, a tentare di trasformare una logica che stupidamente soverchia la libertà, urta la sensibilità dell’umano, ne tocca le radici.
Non è un caso che nel “femminile” siano oggi riposte le speranze per un reale rinnovamento della politica internazionale, più che mai arroccata su posizioni di arroganza e di presunzione tipiche di una visione che si stacca dalle emozioni e dal sentimento, cercando il controllo con sterili ragionamenti fondati sul pregiudizio.
Mira, la donna da proteggere contro gli attacchi che dal giardino di Salma potrebbero giungere, vive la stessa sofferenza, la stessa incomprensibilità dell’altra, amiche nell’anima al di là di ogni logica o interesse politico.
Bellissimo il dialogo muto tra le due protagoniste al di qua e al di là dello stesso giardino, divenuto ostile per entrambe, entrambe vittime di un accanimento che diventa ridicolo, grottesco, infamante per ogni intelligenza. Ma chi rimane veramente intrappolato nella propria rigidità è lui, il Ministro della Difesa che, pur di mantenere inalterate le proprie ragioni, rimane chiuso dietro il muro della propria arroganza, impedendo al proprio sguardo di allargarsi, di aprirsi al di là delle barriere costruite.
Profondo ed inquietante il senso di chiusura e di solitudine con il quale il film ci lascia.