Al Cinema


Il divo


di Paolo Sorrentino, Italia, 2008

In una Roma oscura sotto un cielo terso e profumato da cui ogni tanto trarre respiro, un uomo cupo e impenetrabile afflitto dalle sue terribili emicranie, regola il destino dell’Italia facendo il male in nome di Dio. Nell’elenco interminabile di morti “necessarie” delle quali solo una riesce a tormentare la mente oberata dai troppi pensieri, scuotendo appena quel margine di umanità che il Potere corrode e disarticola , il dolore fisico di cui è vittima ne testimonia ancora la remota presenza, così come del resto quell’ossessivo rituale di spegnere gli interruttori della luce man mano che cammina, facendo il buio dietro di lui, metafora di ciò che ha fatto nella vita.
Questo l’uomo Giulio, la cui “umanità” risulta sempre più difficile da sostenere persino nel più devoto dei matrimoni, pur nell’assoluto rispetto del suo principio fondamentale: la fedeltà nel Bene e nel Male.
Chissà se i flash dei fotografi che lo assediano riusciranno mai a fissare l’anima di Belzebù nascosta dietro l’impassibile maschera del vero Andreotti o, almeno, trarla fuori dalla eccezionale espressività dell’attore che ancora una volta riesce a catturare l’Animus del personaggio, tratteggiandone con sapienza caricaturale le caratteristiche di fondo, lo spirito del potere, e inducendo ogni spettatore ad una sconcertante riflessione sulla storia recente e mai finita del nostro Paese.
Il Divo Giulio infatti è ancora qui: vivo, immune, incrollabile, instancabilmente attaccato alla sua Missione.

Segnalato da Lilia Di Rosa