Al Cinema


Habemus Papam - La recensione di Giusi Polizzi


di Nanni Moretti, Italia Francia, 2011 Habemus Papam

La recensione di Giusi Polizzi

“La soluzione di ogni problema è un altro problema”
“Chi vive deve essere sempre pronto ai mutamenti”
(J.W. Goethe) “L’Anima è la capacità di trasformare gli eventi in esperienza”
(J. Hillman in Re-visione della Psicologia, 1975)

Habemus Papam è la mitica frase che il mondo attende quando un nuovo Papa viene eletto. Quando un nuovo uomo, si fa conduttore della Chiesa e del potere spirituale in terra. Quando, quest’uomo, affacciando dalla loggia su San Pietro si mostra a tutti gli altri uomini per farsi tramite di Dio. Ma l’intenso e straordinario film di Moretti ci mostra l’altra faccia di chi si fa portatore di un così ingente in-carico. Una faccia che solitamente, chi attende dall’altro o dall’Alto qualcosa, stenta a vedere. O a guardare. In sintonia con i cambiamenti del nostro tempo, in cui diviene sempre più necessaria l’autenticità e lo svelamento del nostro essere uomini e della nostra missione in terra, il Papa di Moretti (non a caso chiamato Celestino VI, incarnazione simbolica di Papa Celestino V denominato il Papa del gran rifiuto a causa della sua abdicazione) esprime non la forza e l’audacia di chi può guidare le masse, bensì il timore di chi non riesce a sentirsi a proprio agio in un ruolo, che per quanto cercato, alla fine si rivela insostenibile. Nel “Dio vede in me capacità che non ho” scorgiamo la pietas dell’umiltà umana di fronte ad un ruolo che, forse, non sempre collima con le necessitas dell’Anima.

La forte, nonché ironica – tipica dello stile morettiano – veduta dentro le istituzioni, si sofferma sull’incistamento e la stagnazione delle griglie di “comportamento” da seguire, affinché il sistema non ne venga scosso. Così da un lato abbiamo un Vescovo che denuncia l’impossibile coesistenza tra inconscio e anima (quella cattolica naturalmente) per cui, è lui ad indicare allo psicoanalista quale metodo d’indagine psichica utilizzare col papa, e dall’altro un analista sui generis che negli ultimi sei anni – poiché vive la condanna di essere il più bravo – non si è mai assentato dallo studio neanche per un giorno, e che non può vedere sconvolte le sue “griglie” organizzative, anche quando si tratta di partite a pallavolo.

Nessuno, infatti, immagina che grandi sistemi possano essere sconvolti da momenti di turbamento psichico; nessuno immagina che una crisi isterica possa arrivare nel momento in cui ci si attende l’inizio di una grande partita. Depressione? Paura? Forse, diremmo d’achito. Ma l’Anima non sempre è pronta a giocare le grandi partite, in particolare quelle decise dagli altri. E forse, in questo caso, non è quello il suo telos. Neanche con l’aiuto dei più grandi analisti in auge, quando cercano di ricostituire un ordine pregresso, kairoticamente saltato.

Non è infatti lo svelamento analitico del “deficit d’accudimento” (griglia ossessiva di lettura dell’analista), che farà cambiare idea al Papa (che peraltro non sa neanche cosa sia). L’Anima cerca le sue vie lontano da tutti, e lo fa non solo metaforicamente. La ricerca interiore di quest’uomo (un eccellente Michel Piccoli) non si esprimerà in un setting, ma tra gli altri, tra gli uomini comuni, quelli stessi che attendono il Papa affacciarsi alla finestra. Scene di straordinaria commozione ed umanità, se ci soffermiamo a riflettere, che chi si in-carica dell’essere tramite di Dio, deve prima di tutto scendere tra la folla come uomo comune, e che per farlo, superando le guardie svizzere e le barriere, deve farlo in anonimato. Solo così può sentire le pieghe dell’altro, della folla, delle miserie umane, del riconoscimento di sé, dell’essere prima e soprattutto Uomo. Uomo con i suoi rimpianti, uomo che dinanzi all’assolvimento di un compito, necessita di ri–vedere altri compiti ed aspirazioni lasciate incompiute. Come può, infatti, un uomo, salire così in alto, quando nel suo viatico pesa un desiderio mai sopito e peraltro così profondamente terreno e – apparentemente – distante dal Cielo?
Il desiderio di questo uomo è si, quello di assumere un ruolo: ma attraverso il suo tanto amato e mai espresso Cechov. E sarà proprio questo ruolo mai assunto, a fargli comprendere chi egli sia veramente. Dinanzi ad una tale disarmonia, essere scelto come guida spirituale – come il Papa stesso afferma – schiaccia, piuttosto che dare forza.

Il messaggio del film è sottile ma vastissimo al contempo, dove ognuno è chiamato a rivedere il rapporto tra il ruolo e l’identità, tra l’essere e il dover essere, per alla fine saper essere. E non risulta casuale che mentre il Papa si muove per le vie di Roma – circumnavigazione simbolica del centro e metafora della ricerca interna attraverso l’esterno – sincronicamente , l’analista gioca a pallavolo e i Vescovi ballano al suono di “Todo cambia” della grande argentina Mercedes Sosa, voce simbolo della resistenza alla dittatura e incarnazione dello spirito laico di una nazione. La stessa struggente melodia accompagnerà il Papa in questo grande viaggio che è la ri–scoperta di sé. Contro ogni regola, contro ogni imposizione o gratificazione, l’Anima per non morire, decide. Con la forza e l’intensità di chi ha il coraggio di svelarsi nella propria straordinaria autenticità, favorendo l’esplicazione del Divino al di sopra di ogni presunto e, quindi, fallibile, potere umano.

Giusi Polizzi

Leggi la recensione di Lilia Di Rosa