Al Cinema


Dopo il matrimonio


di Susanne Bier, 2006

…e vissero felici e contenti, così si concludono le belle storie.
Così inizia, dopo un matrimonio, la storia di un gruppo di persone che devono fare i conti con la storia personale.
I vincoli affettivi determinano la qualità della vita, rendendocela degna o grama.
La regista usa l’espediente che unisce, il matrimonio, per parlarci delle separazioni, volute o temute, ma che sono necessarie alla continuazione della vita.
Tutto ciò che sottende l’adattamento è vincolato da legame e scioglimento, e citando il maestro Hillman, solo quando si ha la capacità di seguire la necessità in qualunque modo si ottempera, si è liberi dalla nevrosi.
Così nel film c’è Jacob che deve separarsi dall’amato rifugio per orfani in India, per potere provvedere al suo mantenimento.
C’è Jorgen che deve separarsi dalla vita a causa di una malattia incurabile.
C’è Anna che si separa dal marito infedele.
C’è Helene, che si separa da un dolore antico.
Tutti, infine, devono accettare di doversi lasciare alle spalle qualcosa di sé, nonostante l’impegno che hanno messo per costruire con la speranza dell’eternità.
Tutti dovranno accettare di dover lasciare andare qualcuno, per celebrare la vita che comunque va avanti.
“Solo chiudendo infatti si apre” (Tao te ching).

Segnalato da Antonella Russo