Al Cinema


Diario di uno scandalo


di Richard Eyre, 2006

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Incalzante. Come la passione che brucia, che scardina, che sconvolge, che confonde, senza regole e senza logica, come è sempre la passione dei sensi, questo film trascina al ritmo di una colonna sonora firmata Philip Glass, coinvolgente ed emozionante, nell’insensatezza propria della natura dei sensi, che a qualunque età e in qualunque situazione, resiste ad ogni ragione per conseguire quell’unica ragione ad essa nota che è l’immediata soddisfazione di se stessa. Non importa se essa attraversa contemporaneamente il volto segnato di una donna avanti negli anni e poco amata dalla vita o il giovane adolescente che alla vita si sta affacciando. Non importa neppure se con ogni ovvietà essa porterà via ogni faticosa acquisizione, ogni rassicurante finzione, ignorandone consapevolmente i pericoli e le conseguenze.
Essa pretende nient’altro che il proprio soddisfacimento, perché il suo imperativo è fisico, carnale, e fa male se non viene eseguito. È un appetito che buca il corpo con un vuoto che fa vomitare, che tormenta come una ferita, che diventa crudele come una piaga. E se, in questa furia distruttiva di tutto ciò che la precedeva, rompe per sempre l’equilibrio fino a quel momento faticosamente costruito, è la memoria dello stesso che forse sarà capace di consolarne l’assenza.
Il film mette a fuoco la complessità della vita affettiva nelle sue diverse dimensioni erotiche penetrando nell’intrigato gioco della psiche femminile e nell’ambivalenza dei suoi bisogni che, impossibili a trovare un definitivo equilibrio, raggiungono un’acme per ritornare a giocare.

Segnalato da Lilia di Rosa