Al Cinema


Caos calmo


di Antonello Grimaldi, Italia, 2007

Di Caos calmo s’è parlato fin troppo, persino nelle interviste politiche. Sarà perché nel nostro paese tutto ciò che tocca i sentimenti viene amplificato, osannato, emulato. O forse perché se un attore, nonché regista, da sempre accoppiato a temi e ruoli di un certo genere, si esibisce in un modo a lui meno consueto, la curiosità cresce a dismisura proprio per la difficoltà, come a volte accade nelle amicizie personali, di vedere quella persona già conosciuta in un’altra espressione di sé stesso, meno nota, meno conosciuta, più intima. In realtà, Nanni Moretti mette in scena se stesso così come tutti lo conosciamo e lo fa con la solita atonalità che gli è caratteristica, non so se solo nella scena o pure nella vita, ma in ogni caso per nulla diversa dai lavori in cui ha diretto se stesso. Non stupisce dunque la naturalezza con cui si abbandona al sesso, unica dimensione nella quale non si era ancora visto e che, al di là dello scalpore suscitato, ci fa conoscere Nanni nella sua fisicità.
A parte quindi la centralità del protagonista, il film lo incornicia nell’attualità italiana e nelle sue tipiche note di buonismo, per orientarsi infine verso quella scena tanto discussa e decisamente poco italiana del sesso come espressione di rabbia, rivincita, ribellione. Ribellione dei sensi per troppo tempo educatamente trattenuti nella giacca e cravatta dei propri ruoli, del bravo padre, dell’onesto dirigente, del marito fedele che precocemente abbandonato non può malgrado tutto impedirsi il richiamo dei propri impulsi proprio nel luogo scelto per elaborare il suo dolore. E se alla fine si troverà a scoprire più che il dolore della perdita, la liberazione da un rapporto più estraneo di quanto era abituato a pensare, il sesso allora è atto liberatorio dei più primordiali, catarsi assoluta per quegli istinti che non possono trovare pace nelle buone ragioni sociali.

Segnalato da Lilia Di Rosa