Al Cinema


Bright Star


di Jane Campion, Gran Bretagna, Australia, Francia, 2009

Bright Star

“Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua” Epitaffio sulla tomba di John Keats

Londra 1818. Il 23enne poeta romantico John Keats (Ben Whishaw) è alle prese con la sua poesia che non trova riscontro economico. Abitando presso il suo amico e mentore – se vogliamo – Mr. Brown , conosce l’amore della sua vita: Fanny Brawne (Abbie Cornish), aspirante stilista che inizialmente sembra infastidire il poeta che la considera superficiale. Ma tutt’altro che superficiale, Fanny , indipendente, determinata e ribelle rispetto ai costumi e dettami dell’epoca, fa breccia nel cuore del poeta attraverso l’ammirazione che mostra verso lui, la sua poesia ed il suo essere senza denaro.
Espressione dell’anima innamorata, di cui l’arte della poesia ne diviene evidenza, Fanny si offre anche di aiutare John nell’accudimento del fratello Tom malato di tubercolosi. Malattia frequentissima all’epoca e di cui il poeta stesso ne morìrà qualche anno dopo.

Il film narra l’appassionata e struggente storia d’amore tra i due, osteggiata sia dall’amico Brown , sia – più tardi – dagli stessi familiari di Fanny a causa della povertà del poeta. Cresciuto orfano di padre viene in tenera età affidato alle cure dei nonni ed iniziato agli studi di medicina e farmacia che ben presto però abbandonerà per seguire la sua poesia, che – come sempre accade – troverà riscontro sociale solo molto tempo dopo la sua morte. Nato sotto il segno dello Scorpione, esprime nella sua poesia – romantica e malinconica – il valore dell’immaginazione che gli permette – come afferma Praz – l’astrazione dal mondo presente verso la narcosi, rievocando al contempo momenti della civiltà greca con tratti gotici ed orientaleggianti.

L’esaltazione della bellezza fu per Keats determinante, ravvedendo in essa l’unica espressione della verità. Bellezza non solo nel senso di estetica ma di pura espressione dell’anima. E tutto il film è infatti intriso del molleggiare sottile e sinuoso dell’anima, dalla ricchezza dei versi alla poesia delle scene: con delicatezza armoniosa e talmente silente da inchiodarne i sensi, l’anima espressa dal vento divino entra nella stanza di Fanny invadendola dell’amore di cui è portatrice e con la grande ricettività tipica del femminile ella si offrirà, abbandonata ma non passiva al volere degli Dei. La più bella e forte scena del film le cui parole – qualsivoglia – non renderanno mai giustizia del senso… l’inondazione dell’amore a cui ognuno non può che sottomettersi.
E più tardi John griderà al suo amico Brown : “C’è sacralità negli affetti del cuore, ne sai niente tu di questo?” Anche questa scena vibra nelle intime corde, se consideriamo che l’impeto di rabbia viene da una figura esile ed estremamente delicata, come se nell’apparente espressione fisica non ci fosse spazio per la rabbia.
Bright Star è il titolo di una poesia dedicata proprio a Fanny , la quale rimase legata con il lutto al poeta per oltre tre anni ad espressione di un forte sentimento che proprio perché autentico scandalizzò (con la lettura della loro corrispondenza) la società vittoriana.
Toccante anche la scena in cui la madre di Fanny condivide il dolore della figlia per la scomparsa del poeta. Madre accogliente e non interferente che sa bene che nulla può essere recuperato se non nel silenzio e nella presenza.

Keats muore nel 1821 all’età di 25 anni a Roma presso l’abitazione di Piazza di Spagna al civico 26 , dove si era trasferito su consiglio di amici e di medici alla ricerca di un clima più caldo. Morì negli stenti e nell’amarezza e le sue ultime parole all’amico Severn furono: “Sollevami perché sto morendo, morirò facilmente non spaventarti … grazie a Dio è arrivata”.
Venne sepolto nel cimitero acattolico di Roma.

Giusi Polizzi

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