Al Cinema


Babel


di Alejandro González Iñárritu, 2006

babel

Un immenso dolore sconvolge la fragile mente di un’adolescente a Tokio.
Da questo atto si diparte l’imprevedibile gioco delle conseguenze e del caso, come se il dolore trovasse una via sotterranea per propagarsi il più lontano possibile da dove è nato, come se avesse una vita autonoma in mano ad autori ignari e inconsapevoli.
Il regista messicano aveva già dato dimostrazione di quanto fosse capace di lavorare con la sofferenza nei suoi molteplici aspetti qualche anno fa in 21grammi – Il peso dell’anima, del quale riprende lo schema circolare oltre che la tragicità. Oggi dà un nuovo saggio della sua capacità di maneggiare il dolore ed i suoi intricati movimenti sottolineando come esso si intrecci alla vita quotidiana, al gioco e alla festa, senza che nessun potere, economico politico o sociale, lo possa arrestare: come esso faccia parte del viaggio, dal bambino al vecchio, dall’America ai villaggi del Sahara.
Il dolore muto e sordo, terribile e silenzioso, viene rappresentato dal regista nudo di fronte alla sua vastità, nella Babele del mondo moderno, sempre più senza confini, sempre più contaminato.

Segnalato da Lilia Di Rosa