Al Cinema


All'amore assente


di Andrea Adriatico, Italia, 2007

Può la scelta politica conciliarsi coi valori umani che come in una tragedia greca lacrimano e urlano per non essere più visti né ascoltati dall’uomo? Andres, “ghost writer” di un noto politico, compie un viaggio a ritroso – attraverso il sogno – nei meandri delle sue perdite e dei suoi affetti, e sempre attraverso il sogno recupera la dimensione più profonda di sé oltre a comprendere quale sarà la sua futura ricerca. Adriatico in questo film espone con profondità la sterilità, in nome dell’apparenza, dei contenuti nonché delle performance politiche, quando queste – purtroppo spesso – eliminano i rapporti umani e con essi i sentimenti. Grazie ad una trasposizione onirica di sé, il protagonista investiga sulla sua vita fin allora vissuta cercando di capirne i retroscena: ma per far questo ricorre all’espediente di essere altro da sé affinché la giusta distanza gli possa permettere di “vedere” e, quindi, comprendere. Ed è proprio il padre che accettando in casa l’Investigatore, come se lo conoscesse da sempre, gli conferma che a ”tutti capita di essere un altro” Rafforzamento necessario per attuare il cambiamento. Evento significativo del viaggio a ritroso dentro la psiche, è la morte della madre, e nel sogno Andres dedica molto del suo tempo all’accompagnamento di essa alla soglia nonché al padre con il quale sembra dover recuperare un vuoto. È proprio la perdita, dunque, ancora una volta, a costringerci a fermarci , per farci sentire in quale pozzo buio l’ego cade in preda al mantenimento dei ruoli che la massa si aspetta da noi. E se questo sembra facilmente intuibile per chi per professione fa “il politico”, in realtà la denuncia sull’attenzionare le maschere che ognuno di noi porta, è universalmente valida. In figura appare anche la revisione del rapporto sentimentale e della responsabilità da cui il protagonista cerca di fuggire di fronte all’imminente paternità. Altro punto di riflessione, quindi: quanto il mestiere di politico o di chi sta alle sue spalle, permetta – attraverso l’accettazione condivisa degli altri – di sfuggire alle quotidiane e profonde necessità dell’anima? Quanto tali necessità divengono responsabilità nei confronti di sé e degli altri? E quanto, la nostra epoca e la nostra cultura hanno barattato con l’esteriorità il bisogno di completezza interiore? Quanto l’uomo oggi teme l’intimità? Ed è solo grazie al sogno, che tale intimità può essere recuperata, in una cornice protetta che rimescolando interno ed esterno permette una nuova proiezione di sé.

Segnalato da Giusi Polizzi