Al Cinema


A dangerous method


di D. Cronenberg, Gran Bretagna, Germania, Canada 2011 A dangerous method

E’ un film di pensiero , utilizzando il linguaggio analitico propriamente junghiano, questo lavoro sul più discusso triangolo della storia della psicoanalisi. Un film che, più che la storia, ne analizza la problematicità , tastando i confini di ciò che accade tra un terapeuta dell’anima e il suo paziente.
Molti altri registi hanno cercato di farlo. Ma David Cronenberg sceglie di esaminarlo attraverso uno sguardo lucido e freddo, lontano da facili tentazioni emotive, concentrandosi sui dialoghi interminabili dei protagonisti, scandagliandone ogni singola parola con la precisione di un chirurgo che intende andare ben oltre la loro superficie.
Tra un giovane Jung , alle prese con la responsabilità di un matrimonio convenzionale, e il già affermato Freud , inflessibilmente ancorato ai suoi postulati teorici, si inseriscono pazienti eccellenti che con le loro affermazioni e i loro dolori, aprono spazi di dubbio, alimentando il desiderio di superare tutto ciò che ostacola la libera espressione di sé, in un tempo come sappiamo ossessionato dal tabù del sesso e dalla ipocrisia sociale.

Sabina Spielrein , giovane ebrea ricoverata al Burghölzli, vittima delle vessazioni di un padre autoritario e sessuofobico, si imbatte nel giovane Jung , già seguace del metodo delle associazioni libere e delle teorie freudiane che sempre più stanno diffondendosi in una certa comunità scientifica dell’epoca, e che su di lei decide di applicare. La trasformazione del rapporto terapeutico in una relazione affettiva diventa il centro di una intensa conflittualità non solo in chi ne è coinvolto emotivamente, ma nella teoria stessa, rafforzandone uno dei cardini principali: il transfert e il controtransfert.

Il film gira attorno alle idee dei grandi studiosi, li mette a confronto, li fa discutere, mentre Sabina spinge il fuoco della conoscenza oltre i limiti imposti, li incarna, lasciando che le teorie brucino nella mente e nel corpo di chi le ha poste in essere, modificandole con il fuoco dell’Eros. Sabina guarisce attraverso la trasgressione, il suo terapeuta si ammala e il Maestro si radicalizza nelle sue posizioni, interrompendo uno dei dialoghi più proficui della storia delle scienze umane.

Il terapeuta e l’uomo, il dovere e il piacere, la cura e la malattia albergano nello stesso animo, lo costringono ad un mutamento necessario lungo un processo contra naturam senza ritorno. La pericolosità del metodo sta in questo contemporaneo essere dentro e fuori se stessi, alle prese con le passioni dell’anima e la razionalità dei propri compiti.
In questo consiste la complessità della pratica psicoanalitica fin dall’epoca dei suoi Maestri: e questo è ciò che il film ha saputo cogliere.

Lilia Di Rosa