Al Cinema


300


di Zack Snyder, 2006

300

Ecco un film in puro stile eroico.
Il manipolo di guerrieri che riuscirono a fermare l’invasione di Serse, nella gola delle Termopili, è un episodio storico che conosciamo, e di per sé avrebbe poca importanza affrontarlo con la presunzione di storicizzarlo, poiché anche questa storia, così come tante altre che conosciamo, si confonde con il mito, e nel corso dei secoli si è attinto da essa per darle innumerevoli significati.
Poteva anche questa volta il regista Zack Snyder tentare una lettura didascalica, ma non l’ha fatto.
Sullo schermo si assiste ad una rappresentazione nel più puro stile del politicamente scorretto, smaccatamente di parte (spartana), che esalta lo spirito guerriero.
Leonida, il re spartano che sacrifica la sua vita per la patria, non viene rappresentato dando spazio all’introspezione.
Di lui colpisce la natura puramente marziale. È una rappresentazione di Eracle, dell’impeto guerriero declinato in stile post-moderno.
Non c’è infatti un’aura eroica che lo accompagna, non c’è disperazione. La visione della morte appare per quello che in realtà è da sempre, repentina e innegabile.
L’imprescindibilità della fine piuttosto che avvilire l’individuo, lo rende partecipe dell’ineluttabile.
La visione di questo film lascia nello spettatore la nostalgia di un passato eroico. Dove l’essere eroi è avvalorato dalla consapevolezza che è saggio dare credito ai morti, alle istituzioni e alle idee ricevute. “Uno dei principi primi” scrive Burke, “uno dei più importanti fra quelli che consacrano la Repubblica e le sue leggi, è quello di evitare che coloro che ne hanno temporaneamente l’usufrutto si mostrino immemori di quanto hanno ricevuto dagli antenati o di ciò che devono alla loro posterità, e che agiscano come se ne fossero i padroni assoluti.” Senza niente da rispettare… “gli uomini avrebbero meno valore delle mosche di un’estate”.
Il sacrificio dei trecento è causato da un tradimento, dal tradimento di Efialte, che escluso dal re nelle azioni militari, si lascia irretire dalla invidia e accetta di collaborare con il nemico.
Perché lo fa?
Serse non gli offre la gloria in battaglia così come aveva fatto Leonida, ma lo compensa offrendogli ciò che ogni essere umano brama, la contraffazione del limite, la negazione della personale piccolezza.
Il mancato rispetto del limite crea in chi lo attua l’illusione della potenza ed esorcizza la paura.

Segnalato da Antonella Russo